Il Governo taglia i fondi ai Comuni: a rischio 21 milioni in cinque anni

Più penalizzati i territori che si sono aggiudicati i fondi del Pnrr. Lettera ai ministri di Anci e Upi: «Così tutto ricadrà sui servizi»
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Tagli ai comuni, servizi a rischio
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Il peggior incubo di tutti i sindaci sta in due parole che, ciclicamente, vengono pronunciate dai governi: spending review. Letteralmente è una «revisione della spesa», nella pratica è un taglio netto alle uscite statali. Che, nove volte su dieci, ricade sui territori, già impigliati in peripezie non da poco per tenere in piedi la «casa comune» tra patti di stabilità e aumento dei costi da gestire da un lato, e spesa sociale e servizi da garantire dall’altro. E anche stavolta ci risiamo: la «cura dimagrante» si profila per i Comuni. Tradotto in cifre, nel Bresciano si parla di oltre 4,2 milioni di euro in un anno (4.275.771,81 per la precisione), 21.378.859 in meno nell’arco dei prossimi cinque anni.

Come funziona

Da un po’ era noto che la scure sui trasferimenti agli enti locali era alle porte, ma molti (Anci in primis) speravano di superare la tempesta indenni. Invece no, il provvedimento raggiungerà tutti sotto forma di un decreto interministeriale (il cui iter non è al momento ancora completato) che delinea il criterio per il programma di risparmi a carico dei Comuni. In pratica, stabilisce che metà dei tagli riguarderà la spesa corrente (il «portafoglio quotidiano»), quindi l’attività ordinaria degli enti, mentre l’altra metà verrà calcolata in proporzione a quanto ricevuto dai fondi europei assegnati attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Un metodo che - secondo il centrosinistra - rischia di penalizzare i territori più virtuosi, quelli cioè che hanno «guadagnato» quei fondi rispettando cronoprogramma (e quindi tempi e rendicontazione) e regole imposti dal Pnrr. Opposta la tesi di chi sta con il Governo, che in questo parametro intravede al contrario un criterio per non penalizzare ulteriormente chi ha avuto meno (o nulla) dal Pnrr.

Fatto sta che in sostanza - se non verranno apportate modifiche dal Ministero dell’Economia e delle finanze - funzionerà così: più fondi un ente locale ha ricevuto dal Piano, maggiore sarà la sforbiciata. Non a caso il Comune che rischia di rimetterci di più è il capoluogo: oltre un milione di euro di trasferimenti in meno in un anno e 5,2 in cinque anni. Nel quinquennio Desenzano perde quasi 600mila euro, Montichiari 308mila, Lumezzane più di 376mila, Darfo oltre 270.400, Sarezzo più di 342.500 (i dati, Comune per Comune, si trovano nella tabella in alto).

La lettera

In molti Comuni la preoccupazione inizia a farsi incalzante perché a soffrire, se ci sarà da tagliare, saranno i servizi sociali e, di conseguenza, i cittadini. Tanto che Anci nazionale, insieme all’Unione Province d’Italia (Upi), ha inviato una lettera ai ministri, segnalando che «sta prevalendo un’interpretazione delle norme di bilancio che ci pare assurda, contraddittoria con lo spirito e le finalità del Pnrr e soprattutto densa di gravissime conseguenze per la gestione delle opere pubbliche tanto attese dai cittadini». A livello nazionale, il taglio previsto per gli enti locali è di circa 200 milioni di euro quest’anno, prima tranche sul totale di un miliardo fino al 2028.

Sul piede di guerra anche il presidente di Anci Lombardia: «La spending review che si abbatterà sui Comuni - sottolinea Mauro Guerra - ci preoccupa per l’impatto su tutti i Comuni che negli ultimi e complessi anni hanno rappresentato un argine alle difficoltà dei cittadini e dei territori». L’appello all’Esecutivo Meloni è diretto: «Lavoriamo affinché il confronto conduca il Governo a rivedere tale decisione, per evitare il concretizzarsi di uno scenario negativo che si scaricherà su cittadini e comunità».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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