Il card. Pizzaballa: «Come Montini non smettiamo di chiedere la pace»
Quando Paolo VI entrò nella basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme attorno a lui c’era una folla immensa, i suoi passi erano quasi sospinti da quella presenza così numerosa.
A pochi mesi dalla sua elezione, e nel pieno svolgimento del Concilio Vaticano II, papa Montini aveva voluto fare un pellegrinaggio in Terra Santa (il primo nella storia per un pontefice), per vivere «un momento di preghiera e penitenza», per tornare nei luoghi «da dove Pietro è partito, portatore del messaggio cristiano»; un ritorno alla «culla del Cristianesimo» che cominciò la mattina del 4 gennaio 1964 e si concluse due giorni dopo.
Il riconoscimento
Sessant’anni dopo Parrocchia e Comune di Concesio (terra natale del pontefice bresciano), nell’ambito della venticinquesima Settimana montiniana, hanno deciso di assegnare il premio Paolo VI – Civiltà dell’amore al cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei latini.
«Il vescovo di Roma tornava a Gerusalemme, da dove era partito duemila anni fa – ha detto il cardinale Pizzaballa -. Nel pellegrinaggio che lo portò nei principali luoghi santi, ha incontrato le ferite che la storia ha lasciato ben visibili nella geografia dei luoghi e delle persone di quel tempo e di oggi. Ma ha anche raccolto l’abbraccio forte e potente di tutta la popolazione, che lo accolse con una gioia e un entusiasmo incredibili, e che ha mostrato ai suoi pastori, in maniera indiscutibile, la volontà di non restare prigioniera della storia difficile di questa Terra, ma di voler andare oltre».
Una terra martoriata, ancora oggi teatro di una sanguinaria guerra tra Israele e Hamas. Decine di migliaia i morti. Prima di partire da Gerusalemme, Paolo VI invocò la pace: «La nostra visita è spirituale, un umile pellegrinaggio ai luoghi sacri resi santi dalla nascita, dalla vita, dalla passione e morte di Gesù Cristo e dalla sua gloriosa Risurrezione e Ascensione. In ciascuno di questi venerabili santuari, pregheremo per quella pace che Gesù ha lasciato ai suoi discepoli, quella pace che il mondo non può dare, ma che viene dall'adempimento del suo comandamento: amarci gli uni gli altri come Egli ci ha amato».
Per il cardinale Pizzaballa parlare oggi di amicizia tra israeliani e palestinesi è più che utopico, «è irreale, ciò non significa che non si debba continuare a lavorare perché la pace si realizzi, anche se oggi la pace appare qualcosa di assurdo: ma non è impossibile. Prima però serve un urgente stop al conflitto. Ma delle due parti in causa attualmente nessuna vuole la pace, questa purtroppo la realtà».
L’arrivo a Concesio
Il porporato bergamasco è arrivato a Concesio nel pomeriggio, ad accoglierlo all’Istituto Paolo VI (dove in serata gli è stato consegnato il premio) il presidente don Angelo Maffeis, il segretario generale Simona Negruzzo, il presidente dell’Opera per l’educazione cristiana Pierpaolo Camadini, il presidente della Fondazione Tovini Michele Bonetti, e il parroco di Concesio mons. Fabio Peli. Il cardinale Pizzaballa ha così visitato l’archivio del Centro studi (che custodisce, tra le altre cose, migliaia di lettera della corrispondenza soprattutto giovanile di Montini), quindi la casa natale, la collezione di arte.
Una curiosità, papa Montini, come risulta da un suo appunto, decise la visita in Terra Santa il 21 settembre 1963, lo stesso giorno nel quale, appunto, ieri il cardinale Pizzaballa ha ricevuto il premio Paolo VI – Civiltà dell’amore.
«Paolo VI era certamente un abile diplomatico, cresciuto alla scuola di Pio XII – ha detto Pizzaballa -, ma oggi la diplomazia non è più in grado di incidere come un tempo. Oggi tutto viene subito strumentalizzato, è chiaro che anche i nemici Israele e Hamas si parlano, ma le loro parole sono immediatamente in rete per finire nel tritacarne dei media che complicano tutto”. Montini, ha proseguito, «è stato sicuramente profetico, dobbiamo tornare alle sue parole (come del resto fa spesso papa Francesco) è fondamentale per trovare indicazioni che ci aiutino a orientarci nella confusione attuale».
Ricevendo il premio dalle mani del parroco e del sindaco Agostino Damiolini, il cardinale Pizzaballa ha sottolineato che «in Terra Santa stiamo vivendo una lunga notte, fortunatamente sappiamo che anche le notti più buie finiscono. La speranza è figlia della fede, per questo noi siamo fiduciosi. Come Chiesa non ci stancheremo mai di lavorare con chi vuole la pace, ci vorrà sicuramente ancora tempo, molto tempo. Ma la pace arriverà».
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