Il borgo di Vione tra rinascita e vecchi abbandoni

Il municipio dell’Alta Valle ha sia stabili fatiscenti sia strutture del tutto recuperate
La chiesa di S. Sebastiano © www.giornaledibrescia.it
La chiesa di S. Sebastiano © www.giornaledibrescia.it
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I piccoli borghi di montagna sono pieni di bellezza, di testimonianze di una vita rurale che oggi ormai è scomparsa, ma anche scrigni di una storia che ha visto avvicendarsi varie dominazioni, dalle più antiche a quelle moderne. È così in Valcamonica, dove si trovano incisioni rupestri di millenni fa, vestigia romane, medievali, rinascimentali sino alla storia più recente delle guerre mondiali.

Vione è uno dei micro paesi dell’alta Valle ricco di testimonianze, non tutte integre, visitabili e conservate. D’altronde, soprattutto negli ultimi decenni, i fondi non sono mai stati abbondanti e, ancora prima, la sensibilità per la conservazione non era come quella odierna.

Molto sta facendo, per dire la verità, il progetto VioneLab, che da un paio d’anni si propone di sviluppare azioni di rigenerazione di alcuni spazi in disuso per consentirne una rifunzionalizzazione sociale e comunitaria. Secondo la mappatura dei beni culturali abbandonati presenti sul territorio nazionale, effettuata dalla soprintendenza, in Italia ci sono 2.917 beni, di cui una settantina sono nel Bresciano.

I siti

Sei siti abbandonati, secondo il ministero della Cultura, sono a Vione: i ruderi Plazzo delle Casere e Colleazzo, sui monti che circondano la località, la ex segheria Vallaro, l’ex asilo infantile Tognali Martini Ester, la casa parrocchiale della frazione Stadolina e l’ex chiesa di San Sebastiano. Realtà vuole che non tutti, oggi, siano beni abbandonati. Un esempio su tutti: la ex segheria è stata ristrutturata con maestria da alcuni anni, è sede espositiva e di eventi, l’ultimo l’inaugurazione del Fiore delle Alpi del progetto VioneLab.

Anche la casa di Stadolina è in parte ristrutturata e destinata a usi residenziali: il primo appartamento è affittato, mentre le altre unità saranno sistemate una volta rintracciati i fondi. La ex chiesetta di San Sebastiano è sconsacrata e senza identità da molto, ma è uno dei due progetti cardine di VioneLab, studiata anche dallo studente coreano che ha incentrato la sua tesi di laurea su questo edificio.

Il progetto di rilancio è ambizioso e guarda alla ricettività diffusa e all’ambito multi culturale. Infine i due ruderi sono realmente «ruderi», ovvero sono rimasti solamente un cumulo di sassi, uno di una malga, uno di un edificio.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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