«I care», gli studenti del Canossa di Brescia in campo per fare del bene
Fare gratuitamente del bene al prossimo, mettersi a disposizione della comunità e diventare cittadini attivi sono alcuni dei valori che Canossa Campus di Brescia cerca di trasmettere ai suoi studenti. Con il progetto «I Care» tutte le classi quarte dell’Istituto di istruzione superiore si mettono in gioco dedicando 30 ore di Pcto (ex alternanza scuola-lavoro) a fare nel concreto del bene agli altri. In che modo? Aiutando associazioni di volontariato o svolgendo servizio sociale. Perlar, Essere Bambino, Charitas, Csv Brescia Ets, Fondazione per l’infanzia Ronald McDonald e Croce Bianca sono solo alcune delle realtà coinvolte.
Il progetto
«Con I Care i ragazzi imparano a mettersi a disposizione della comunità – spiega Elena Bulla, referente Pcto Canossa –. Lo chiediamo agli studenti delle classi quarte perché a breve diventeranno maggiorenni e quindi cittadini attivi a tutti gli effetti. Il nostro obiettivo è renderli consapevoli di quante persone lavorino nei servizi di volontariato». Spesso sono gli studenti a scegliere il luogo dove desiderano svolgere lo stage, ma in alcuni casi può essere suggerito dalla scuola. La scelta dove trascorrere le 30 ore è vasta: si passa dalle attività assistenziali (cura e riabilitazione, reinserimento sociale, servizi di primo soccorso), alle attività legate all’ambiente e alla protezione civile (difesa ecologica, tutela, incremento del patrimonio forestale), alle attività educative e culturali (educazione e formazione, salvaguardia e promozione del patrimonio artistico).
Le esperienze
Il progetto «I Care» con il passare del tempo si è evoluto, tanto che da qualche anno al termine del Pcto i ragazzi trascorrono una mattinata di confronto a stretto contatto con gli operatori volontari. Gli 88 studenti coinvolti si sono quindi divisi in 10 gruppi di confronto, dove hanno anche potuto raccontare le loro esperienze personali. Tra le tante storie c’è quella di William Chen, che, dopo aver trascorso 30 ore alla Chiesa dei Santi Nazaro e Celso a Brescia come volontario, racconta di sentirsi più coinvolto nella comunità: «Aiutavo i ragazzi nel doposcuola. Sono riuscito a comprendere quanto sia importante aiutare il prossimo e non pensare solo a sé stessi». «Io ho svolto le mie 30 ore insegnando a ragazzi con disabilità a nuotare – racconta invece lo studente Fulvio Sangiacomo –. Ho capito che queste persone, nonostante spesso vengano limitate, se aiutate sono in grado di fare qualsiasi cosa».
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