Cronaca

I cacciatori dopo la delibera-ponte: «Incertezze e vessazioni ogni anno»

La sospensiva del Tar aggirata dalla Regione, ma sulle regole restano molti nodi da sciogliere. Gli animalisti: «Risorse pubbliche sprecate per garantire pratiche illegittime»
Roberto Manieri

Roberto Manieri

Giornalista

La caccia, per il momento, sarà praticabile solo in appostamento fisso o temporaneo - Foto New Eden Group © www.giornaledibrescia.it
La caccia, per il momento, sarà praticabile solo in appostamento fisso o temporaneo - Foto New Eden Group © www.giornaledibrescia.it

Da domani le doppiette torneranno a sparare. Lo consente una «delibera-ponte» regionale che nei fatti aggira - seppur parzialmente - la sospensiva emessa dal Tar alla vigilia dell’apertura della stagione venatoria dopo il ricorso di alcune sigle di associazioni animaliste. Nodo della questione è il calendario venatorio, in contraddizione con quello di Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) che indicava il 2 ottobre come data di apertura.

La delibera della Giunta regionale ha corretto il tiro, sancendo l’avvio della caccia, pur limitata agli appostamenti. In sostanza: caccia da subito ma non vacante. Si consuma così un nuovo round (forse neppure ultimo) della «guerra» a suon di carte bollate e delibere tra caccia (che gode del sostegno della Regione) e anticaccia tra cui WWF Italia, Lipu, Lac e Lav. Quella che le associazioni animaliste chiamavano «vittoria» si è consumata in 48 ore. Ma faticano ad esultare anche i cacciatori, che lamentano «incertezze e vessazioni, anno dopo anno».

La Giunta

Resta sospesa fino al 1° ottobre la accia all'avifauna stanziale e a tutta la migratoria in ogni forma
Resta sospesa fino al 1° ottobre la accia all'avifauna stanziale e a tutta la migratoria in ogni forma

La delibera-ponte adottata dalla Regione era nell’aria da qualche settimana. Per la sua definizione si è atteso il ricorso. Sulla questione è intervenuto anche il ministro Lollobrigida: «La legge deve essere chiara perché i magistrati possano applicarla e non siano costretti ad interpretarla. Entro l’anno affronteremo in via definitiva l’argomento. Il rispetto delle regole italiane ed europee va garantito. L’attività venatoria è tutelata e deve potersi svolgere regolarmente».

Le pieghe della giustizia amministrativa finiscono con il diventare un pantano e diventare «arma» dei contendenti. Il calendario venatorio era disponibile da luglio; il ricorso è stato depositato solo venerdì. La sospensiva del Tar arriva il giorno dopo, la vigilia dell’apertura della caccia. Siamo a sabato. La delibera, il lunedì. «A differenza dello scorso anno, il giudice non ha tenuto conto delle nostre ragioni - dice Floriano Massardi, consigliere regionale - il parere dell’Ispra non è vincolante».

Cosa accadrà?

La «guerra» di posizione e di logoramento potrebbe non finire qui. «Risorse pubbliche sprecate per garantire pratiche illegittime» denunciano gli animalisti. E sullo spreco sono d’accordo anche i cacciatori (oltre 20 mila solo nel Bresciano), pur rivendicando piena legittimità e invocando una legge nazionale che introduca calendari venatori dalla durata di 5 anni, al pari dei piani faunistici.

Nel mirino anche i pareri di Ispra (bollati come «ideologici») che peraltro si scontrerebbero con i «key concepts» europei (dati di migrazione e riproduzione). Ispra afferma che in Italia l’inizio della migrazione prenuziale precede quella degli Stati vicini. Come se le rotte migratorie fossero influenzate dai confini nazionali.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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