I braccialetti elettronici sono pochi e cari: per il codice rosso serve di più

A Brescia sono meno di 200 quelli attivi. Spesso non sono disponibili e il pericolo recidiva si alza
Un nuovo braccialetto elettronico - Foto Marco Ortogni Neg © www.giornaledibrescia.it
Un nuovo braccialetto elettronico - Foto Marco Ortogni Neg © www.giornaledibrescia.it
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L’ultimo caso è di pochi giorni fa. Il giudice Giulia Costantino ha disposto il braccialetto elettronico per il 27enne ritenuto il palo della banda che ha rapinato le gioiellerie del centro.

Il braccialetto, che in verità è una cavigliera, però non è disponibile e quindi il giovane è ancora a Canton Mombello. «Forse tra tre o quattro giorni arriverà» spiega il legale del 27enne. Che mette in evidenza una delle grandi emergenze legate allo strumento per controllare a distanza chi è accusato soprattutto di reati che generano allarme sociale: a partire da stalking, violenze e appunto rapine e furti.

I problemi

«I braccialetti elettronici in Italia sono pochi, hanno un costo alto per la manutenzione e una gestione complessa» conferma la presidente del tribunale di Sorveglianza Monica Cali. Se in tutto il Paese non si arriva a quota seimila, a Brescia tra città e provincia sono meno di duecento quelli attivi contro le tre inchieste al giorno che vengono aperte in Procura per reati da Codice rosso. La legge prevede che il braccialetto elettronico debba essere richiesto dal detenuto che successivamente, per uscire dal carcere e andare ai domiciliari, deve accettare di indossarlo.  

«Dal punto di vista culturale ai giudici di sorveglianza non piace perché viene ritenuto uno strumento scarsamente rieducativo e molto repressivo», è il pensiero della presidente Cali. «In Sudamerica è una vera e propria misura alternativa alla detenzione. Da noi però ricordiamo che la presenza sul territorio delle forze dell’ordine è forte anche nei piccoli comuni e quindi il controllo nei confronti di chi sta ai domiciliari avviene più di una volta al giorno e quindi la persona sottoposta a misura non viene abbandonata al suo destino».

Una misura per pochi

In un momento in cui le carceri italiane sono vicine al collasso con oltre 62mila detenuti e con l’Italia fortemente a rischio procedura di infrazione da parte dell’Europa, il braccialetto elettronico resta un’occasione per pochi. «Possiamo anche decidere di sposare la linea del braccialetto elettronico, ma se non ci sono come facciamo?» si chiede la presidente del tribunale di Sorveglianza. Che non nasconde la vera emergenza.

Per il Codice Rosso

«Per la violenza di genere sarebbe senza dubbio una forma di maggiore tutela per la vittima, anche se non risolve il problema all’origine. Una donna però sicuramente si può sentire più tranquilla se sa che il suo aggressore ha un braccialetto elettronico, anche se purtroppo non è uno strumento che preserva la vittima fino in fondo. Il braccialetto da solo – conclude Cali – non risolve il problema culturale».

Senza dimenticare chi accetta di indossarlo per poi manometterlo o chi fa perdere le proprie tracce prima che gli venga fissato. Come Adhurim Krasniqi, muratore di origini kosovare di 29 anni, accusato di violenza sessuale, maltrattamenti e stalking nei confronti della fidanzata incinta, minacciata anche di morte, e che è scappato prima di Natale. E non è stato più ritrovato. 

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