Cronaca

Gussago, la pieve di S. Maria in lizza per diventare «Luogo del cuore»

La «chiesa dei morti è tra i candidati del censimento del Fai: nel 1803 il primo «salvataggio»
Federico Bernardelli Curuz
La pieve di Santa Maria Vecchia - © www.giornaledibrescia.it
La pieve di Santa Maria Vecchia - © www.giornaledibrescia.it

La storia si ripete: come due secoli fa, anche oggi i gussaghesi sono chiamati a dimostrare il loro attaccamento alla pieve di Santa Maria Vecchia, conosciuta anche come la «chiesa dei morti». Un edificio che rappresenta non solo un patrimonio artistico e architettonico, ma anche un simbolo dell’identità comunitaria e della capacità dei cittadini di mobilitarsi per preservare la propria storia.

La storia della pieve

La pieve di Piedeldosso, oggi, è in lizza per diventare uno dei Luoghi del cuore del Fai. Risale al periodo tra il 1803 e il 1804 quello che potremmo definire il suo primo «salvataggio collettivo». L’episodio è stato ricostruito da Mariella Annibale Marchina che aveva trovato i documenti originali nell’Archivio di Stato di Brescia.

Era il 1803. La Pieve, che sorge su fondamenta longobarde e fu pieve nel Medioevo e parrocchia fino al 1760, all’inizio dell’Ottocento era abbandonata da circa cinquant’anni, dopo la costruzione della nuova parrocchiale. Un cittadino, Antonio Chinelli, residente nelle vicinanze, scrisse al Prefetto descrivendo la chiesa come «mezzo diroccata» e «pressoché inservibile», lamentando che fosse diventata rifugio di malviventi «con pericolo grande de’ circonvicini abitanti». Le autorità locali puntarono alla demolizione dell’edificio. La risposta della comunità, però, cambiò le sorti del luogo sacro. Gli abitanti di Gussago si opposero energicamente all’abbandono della Pieve, offrendo aiuto concreto per restaurarla. L’architetto Luigi Corbolani, incaricato di una relazione, evidenziò che «grande era la premura di quella popolazione per conservare detta Chiesa», tanto che i cittadini si dichiararono pronti a coprire tutte le spese necessarie. I lavori, supervisionati dall’architetto Francesco della Torre, si conclusero nel 1804 con la certificazione che la Pieve era finalmente solida e sicura. La comunità vinse la sua battaglia.

Oggi

Questa storia rivive attraverso il Censimento dei Luoghi del cuore del Fai. ​​​​La pieve di Santa Maria Vecchia è al decimo posto regionale e al 46esimo nazionale, mentre un altro gioiello gussaghese, la Santissima, è settima in Lombardia e 33esima in Italia. Ma c’è anche la Chiesa di San Lorenzo, solo al 977esimo posto.

C’è tempo fino al 10 aprile per votare (fondoambiente.it) e dimostrare, come due secoli fa, quanto questo luogo rappresenti l’anima della comunità. I primi tre classificati accederanno a un contributo da 70mila, 60mila e 50mila euro; tutti i luoghi con almeno 2.500 voti potranno partecipare al bando «I luoghi del cuore» che verrà lanciato a giugno 2025 e richiedere un contributo fino a 50mila euro candidando un progetto.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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