Cronaca

Giorno della memoria, la fiaccolata per ricordare gli internati nei lager

«Siamo qui perché vogliamo difendere giustizia e libertà», ha detto l’assessore del Comune di Brescia Marco Fenaroli
Francesca Marmaglio
La fiaccolata della memoria a Brescia
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La fiaccolata della memoria a Brescia

Un corteo numeroso ha preso parte alla fiaccolata organizzata, come da tradizione per la Giornata della memoria, da Casa della Memoria, Anpi e sindacati. Oltre alle persone comuni, che uniscono varie generazioni, anche le Istituzioni militari e politiche fra cui il prefetto di Brescia Andrea Polichetti. Un percorso che ha condotto i partecipanti da Borgo Trento fino al monumento agli Internati in piazza Militari bresciani caduti nei lager di via Veneto.

Valori

«Abbiamo percorso questo breve tratto di strada per riflettere e onorare la memoria di chi ha difeso i valori della nostra costituzione – ha detto aprendo la cerimonia Maria Rosa Loda, in rappresentanza della Cisl –. Siamo qui anche per ricordare gli internati militari che per essersi rifiutati di combattere per il regime sono stati rinchiusi nei campi di concentramento. Non vogliamo che questi ricordi scivolino verso l’oblio, oggi che sono sempre meno le persone che possono testimoniare. Ricordiamo ciò che è stato per fermare i segnali di odio di oggi».

La celebrazione del ricordo è proseguita con il discorso dell’assessore del comune di Brescia Marco Fenaroli: «Siamo qui perché vogliamo difendere giustizia e libertà. Abbiamo bisogno di elaborare il nostro passato per non ripetere gli stessi errori. Non dobbiamo sottovalutare nulla di ciò che è chiama all’esclusone. Compito della Repubblica è rimuovere gli ostacoli che non aiutano la realizzazione piena della persona».

Le scuole

Ad intervallare i vari interventi la lettura di alcuni testi da parte degli studenti del liceo Calini è il pensiero di Diego Vollaro, in rappresentanza degli studenti universitari. Sul finale anche le testimonianze di Francesca Guerini, figlia di Matteo, docente del liceo Arnaldo scomparsoa alcuni anni fa e Paola Rocca figlia di Carlo ex internato in un lager. «Papà credeva fortemente nel suo ruolo di educatore e insegnava ai suoi ragazzi a “mettere giudizio”, a vivere con coraggio e consapevolezza il loro presente». E poi Paola: «Questo monumento si deve a papà e all’associazione degli ex internati».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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