Ghedi, complicazioni a Palazzo Arcioni: verifiche all’ultimo piano

I problemi sono come le ciliegie: uno tira l’altro. Infatti a Palazzo Arcioni sono emerse nuove complicazioni. Avevamo anticipato la necessità di intervenire sulla parte sud di questo storico edificio, per stabilizzare le fondamenta del muro perimetrale, che sono un po’ ballerine a causa della falda presente nel sottosuolo. La quale falda, a seconda delle stagioni, sale e scende, causando dei micromovimenti alle fondamenta, quindi alle pareti esterne, che infatti si sono riempite di crepe.
Situazione
Questo complicato intervento (spesa prevista: 400mila euro), è stato preceduto da meticolose rilevazioni e studi vari, che hanno evidenziato un nuovo e imprevisto problema: i micromovimenti non si sarebbero limitati a coinvolgere solo le fondamenta e i muri perimetrali, ma, dal momento che è tutto collegato, probabilmente sono arrivati anche lassù, al terzo piano di Palazzo Arcioni, provocando qualche piccola sincope alle grosse (e antiche) capriate in legno che sostengono il tetto.

«Dai rilievi fatti – spiega l’assessore Martino Pasini – abbiamo verificato che lassù qualcosa non va: non tutte le capriate, insomma, sono in condizioni ottimali. Resta da capire l’entità del problema: questo lo sapremo solo alla fine dei lavori di consolidamento delle fondamenta, che dovrebbero partire in primavera. A cantiere aperto, infatti, procederemo con lo studio di vulnerabilità sismica, grazie al quale potremo capire se il problema interessa solo una o due capriate o se, al contrario, dovremo mettere mano all’intero tetto. Nel qual caso la faccenda si complica…».
Il da farsi
Cioè: premesso che al momento non ci sono rischi imminenti, visto che il cantiere è aperto, fatto 30, si faccia anche 31, verificando se tutto quello che sta lassù (capriate, copertura, coppi e altro) sia sicuro, e non una potenziale spada di Damocle che incombe su chi sta a terra. Due le possibilità: se dallo studio di vulnerabilità sismica emergerà che l’inconveniente riguarda solo una o due capriate, il Comune se la caverà con qualche migliaia di euro. Se invece la verifica certificherà che lo stato di precarietà interessa buona parte, o addirittura l’intero tetto, come disse Jack Swigert, il pilota della celebre ma sfortunata missione Apollo 13: «Houston, abbiamo un problema…».
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