Perché si vedono sempre più gechi in pianura, anche nel Bresciano

Michael Bassi, esperto di rettili e terrari: «Non sono pericolosi, se se ne trova uno in casa non va toccato. Meglio evitare di alimentarli»
Un geco
Un geco
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Li si nota la sera, appoggiati alle pareti esterne dei palazzi e vicini a delle luci. Sembrano lucertole, ma hanno un corpo più robusto, di color grigio brunastro e ricoperto da piccole protuberanze, la testa grande, zampette con cinque «dita» tondeggianti e una coda striata. Sono i gechi, sauri che, sempre più spesso, possiamo incontrare nei centri abitati della pianura. Una presenza che fino a qualche decennio fa era riservata a località mediterranee.

Abbiamo interpellato Michael Bassi, titolare con il padre del Bassi Garden di Bagnolo Mella ed esperto di rettili e di terrari, per saperne di più su questo simpatico sauro che, non è raro, capita di trovare anche in casa.

Pare che qualcosa sia cambiato, un tempo non si vedevano gechi in pianura...

«Il geco è un animale italiano, un rettile autoctono. Una volta si potevano osservare solo sui laghi, di Garda e Iseo; dal 2015-’16 c’è stato un incremento della presenza del geco muraiolo, scientificamente Tarentola mauritanica, nell’entroterra perché le temperature non sono più così rigide in inverno e le estati sono calde».

Dove vivono?

«Sono animali notturni, in estate vivono su piante, tra le crepe dei muri, tra gli infissi, nei sottotetti, sotto le tegole e i vasi, tra le travi dei pergolati, nei parchi, sui balconi con piante. Sono animali che amano luoghi caldi e l’umidità. In inverno potremmo notarli più spesso perché cercano riparo dove sentono caldo, e quindi li potremmo vedere tra gli infissi, in cantine, taverne e solai».

È possibile trovarli anche tra gli infissi - © www.giornaledibrescia.it
È possibile trovarli anche tra gli infissi - © www.giornaledibrescia.it

Mangiano centinaia di zanzare a notte?

«Sì, si nutrono di mosche, zanzare, cimici e ragni. Per questo spesso stazionano vicino alle luci che attirano questi animali».

Quante uova depone in una stagione?

«La femmina diventa fertile tra metà febbraio e metà aprile. Dopo l’accoppiamento trattiene lo sperma del maschio e depone due uova ogni mese. Può arrivare a 8-10 uova a stagione – ma questo è influenzato dal clima – che si schiudono dopo 45-50 giorni, per questo troviamo piccoli gechi in casa anche a ottobre-novembre».

Alcune persone sono molto spaventate da questo sauro...

«Innanzitutto le dico che se il geco ha scelto la nostra casa, è un bene: si dice, infatti, che porti ricchezza. Noi riceviamo anche 150 contatti all’anno da persone che ci chiedono che animale sia e come comportarsi. Il geco non è pericoloso, non morde di notte e non è velenoso».

Un piccolo geco in casa - © www.giornaledibrescia.it
Un piccolo geco in casa - © www.giornaledibrescia.it

Cosa fare se lo troviamo in casa?

«Niente. Non toccarlo, non maneggiarlo, come è entrato uscirà, soprattutto se durante la bella stagione e possiamo lasciare la finestra aperta. Altrimenti si può utilizzare un foglio di carta per portarlo fuori. Consiglio di non toccarli anche perché noi siamo a sangue caldo, loro freddo, noi abbiamo un ph acido e loro basico. E poi meglio non farlo spaventare perché pratica l’autotomia: come le lucertole, se si sente in pericolo, per sfuggire al predatore, perde la coda. Questo provoca, però, uno stress inutile all’animale, una perdita di lipidi, riserve e nutrimento».

Ad alcuni può venire l’idea di catturarlo e tenerlo in casa...

«Mi è capitato che qualcuno mi chiedesse dei terrari, ma sconsiglio di farlo, prima di tutto perché è vietato, è una specie protetta e si rischiano multe salate e guai giudiziari. Meglio lasciarlo libero nel suo ambiente. Non solo: è un animale selvatico e non è detto che si abitui alla vita in un terrario che, se anche ben fatto, è sempre un ambiente chiuso. E quindi potrebbe morire».

Altre cose da non fare?

«Evitare di alimentarlo, magari acquistando grilli o insetti da lasciare nella stanza dove ne osserviamo uno: quello è un luogo di riparo temporaneo per loro, lo lascerà presto. E spesso ne è pure spaventato».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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