Garlasco, Cassazione: «Sproporzionate le motivazioni dei sequestri a Venditti»

La Suprema Corte a metà gennaio aveva respinto il ricorso della Procura di Brescia sull’annullamento dei sequestri all’ex procuratore aggiunto di Pavia
L'ex pm Mario Venditti in tribunale a Brescia - Foto Ansa/Filippo Venezia © www.giornaledibrescia.it
L'ex pm Mario Venditti in tribunale a Brescia - Foto Ansa/Filippo Venezia © www.giornaledibrescia.it
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La «motivazione» dei sequestri probatori disposti dai pm, come «correttamente evidenziato dal Tribunale del Riesame», non ha rispettato «il canone di proporzionalità», perché non sono stati individuati «appositi e circoscritti criteri di selezione» dei dati da estrapolare. Lo scrive la Cassazione nelle motivazioni della sentenza con cui, a metà gennaio, ha respinto il ricorso della Procura di Brescia contro l'ordinanza del Riesame che, il 17 novembre 2025, aveva annullato, su ricorso dell'avvocato Domenico Aiello, anche il secondo decreto di sequestro, eseguito il 24 ottobre, dei dispositivi, tra cui telefoni, pc e tablet, dell'ex procuratore di Pavia Mario Venditti.

Magistrato in pensione che è indagato nel filone bresciano sul caso Garlasco, che lo vede accusato di corruzione in atti giudiziari. Di fatto, dunque, con il «rigetto totale» del ricorso dei pm la Suprema Corte ha confermato il no al sequestro del Riesame. La difesa aveva fatto ricorso al Riesame perché nel decreto non erano state indicate «parole chiave» per le analisi e l'arco temporale, poi, era troppo ampio.

«Materiale da estrapolare»

La decisione di Riesame e Cassazione ha riguardato anche il sequestro sui dispositivi degli ex carabinieri pavesi Giuseppe Spoto e Silvio Sapone. Anche se non una ricerca per parole chiave «la specificità della imputazione provvisoria ancor più – scrive la Suprema Corte – avrebbe dovuto imporre una delimitazione maggiormente selettiva del materiale da estrapolare» per le indagini.

Mentre «l'ampiezza del segmento temporale» dei dati che si volevano prelevare, ossia 11 anni, il periodo di Venditti come pm a Pavia, «risultano non incongrue», la «tipologia dei dati» che la Procura voleva acquisire, scrive la Cassazione, «non risulta proporzionata all'esigenza di tutelare i diritti», come quella alla riservatezza. 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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