Cronaca

Ruggeri ricorda Beccalossi: «Un fratello, quanti viaggi insieme»

Il cantante al funerale: «Ai concerti sorrideva accanto al batterista. Vinse uno scudetto bellissimo, l’ultimo senza stranieri»
Luca Chiarini

Luca Chiarini

Giornalista

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Addio a Beccalossi, il ricordo di Ruggeri

In quell’ultimo abbraccio, alla Poliambulanza, c’è il senso di un’amicizia di rara autenticità. Enrico Ruggeri ha accompagnato il feretro di Evaristo Beccalossi, pochi passi più indietro rispetto alla moglie Danila e alla figlia Nagaja. Un’immagine fortemente simbolica, che rafforza il valore di un legame eternato dagli anni, dalle emozioni condivise, dall’interismo e dalla passione di Evaristo per la musica, a partire dalla sua: «Sono figlio unico, lui era uno dei miei fratelli».

I ricordi

Il fiume dei ricordi scorre impetuoso: «Ne ho tantissimi: i viaggi fatti assieme, i progetti, le stupidaggini, le cene: quanti momenti vissuti l’uno accanto all’altro». I loro due mondi, grazie a quel rapporto, si sono sempre incontrati: «Mi seguiva spesso ai miei concerti. L’ultima volta a Savona, per un Capodanno. Mi giravo e lo vedevo dietro al batterista, con quel suo sorrisino. Ho una bellissima foto che ritrae quella serata: io, la band, il Becca, e dietro il pubblico».

Addio a Beccalossi, la funzione
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Addio a Beccalossi, la funzione

L’amore per l’Inter

E ovviamente Ruggeri seguiva Evaristo, da incallito tifoso dell’Inter: «Faceva innamorare la gente: il suo era ancora un calcio nel quale si pagava il biglietto per vedere la giocata, e lui era in grado di far passare la palla attraverso spazi che nessuno era in grado di vedere. E poi ha vinto uno scudetto bellissimo, l’ultimo senza stranieri: per me indimenticabile».

Il più amato, di quella generazione: «Non potrebbe essere altrimenti. Deliziava il pubblico, e piaceva molto pure ai compagni: lui ha segnato trentasette gol, ma ne ha fatti fare molti di più con la qualità delle sue giocate».

Funerali di Beccalossi, l'ultimo saluto di amici e compagni
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Funerali di Beccalossi, l'ultimo saluto di amici e compagni

Ma è l’aspetto umano, ancora una volta, ad affiorare: «Avere successo nella vita significa che quando arrivi in un posto rendi tutti felici con la tua presenza. Becca era esattamente questo: uno che conquistava tutti con la sua simpatia, arrivava e portava il sorriso ovunque si trovasse. Non l’ho mai visto litigare con nessuno, e questo racconta chi fosse meglio di qualunque altro aneddoto».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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