Fism: «Scuole dell’infanzia, Brescia è un’isola felice»
A 25 anni dalla Legge 62 del 10 marzo 2000 la parità scolastica per quanto riguarda le scuole dell’infanzia esiste, di fatto, solo a Brescia grazie ad una convenzione siglata tra Comune e Fism per le scuole cittadine. La parità c’è invece solo sulla carta, come normativa, nel resto del Paese (tranne in pochi casi di province e regioni autonome), dove manca un’attuazione reale dal punto di vista economico.
Inclusione della disabilità
A maggior ragione quando si parla di inclusione dei bambini con disabilità, con i costi per gli insegnanti di sostegno che restano a carico delle scuole paritarie. Problema al quale Fism Brescia sta cercando di ovviare con il Fondo Red, Risorse educative per la disabilità, che negli ultimi anni ha già erogato – in sostegno alle paritarie – oltre un milione di euro (come spiegato dal presidente della Congrega, Franco Bossoni).
Di questi «nodi» si è parlato nel convegno nel salone Vanvitelliano di palazzo Loggia «La parità possibile», promosso da Fism, Comune e Fidae Lombardia cui ha partecipato anche il vescovo, mons. Pierantonio Tremolada (vedi sotto) e che si è concluso con la premiazione delle 14 storiche scuole dell’infanzia paritarie della provincia (indicate nel grafico), cui sono state donate tre bandiere: dell’Italia, dell’Unione Europea (esposte fuori dalle scuole statali) e anche della Fism.
Esempio virtuoso
Dopo i saluti dell’assessora regionale Simona Tironi e del neoassessore provinciale Agostino Damiolini, del «modello Brescia» ha parlato la sindaca Laura Castelletti, che ha citato «la solida alleanza tra Comune e scuole paritarie che ha dato forma ad un esempio virtuoso» e quasi unico in Italia, dove grazie alla convenzione siglata da ormai 40 anni con Fism «si realizza quella parità scolastica reale. Nella nostra città esiste un vero sistema integrato che serve a garantire a una famiglia la reale possibilità di scelta, tra le 19 scuole dell’infanzia, le 15 statali e le 20 paritarie. Una scelta precisa quella del Comune – ha concluso la sindaca – che eroga 85mila euro a sezione oltre ai contributi ad personam».
Le tappe e la legge
Il presidente di Fism, Massimo Pesenti, ha ripercorso le tappe che hanno portato all’emanazione di tre importanti leggi in materia: quella del 1999 sull’autonomia, la 62 del 2000 sulla parità e infine la modifica al Titolo V della Costituzione in tema di sussidiarietà. Leggi cui ha dato il suo contributo Luigi Morgano, già segretario nazionale di Fism. «La parità scolastica però è dispari» ha affermato Pesenti, mentre di fatto «le due tipologie di scuole sono entrambe un servizio pubblico»; nel Bresciano le 240 paritarie rappresentano quasi i 2 terzi del servizio offerto dalle materne, ma servirebbe parità economica, perché lo Stato «eroga 7mila euro l’anno per un alunno alle statali, e solo 630 l’anno per un alunno alle paritarie». La Fism chiede «un grande piano per l’infanzia riconoscendo la vera parità».
Il vescovo

«Sentirsi amato ed imparare ad amare. Questo chiede un bambino, anche a livello inconsapevole. Ed è questa la chiave di tutta la proposta educativa di una scuola dell’infanzia paritaria di ispirazione cattolica. Una proposta integrale». Lo ha affermato il vescovo di Brescia, monsignor Pierantonio Tremolada.
«È un atto d’amore continuo – ha proseguito –, che accompagna il bambino riconoscendolo nella dignità come persona e promuovendone le facoltà, rispettando al tempo stesso la sua identità nella linea dell’unicità».
E a caratterizzare questa offerta è anche l’interazione educativa tra più persone insieme. Ma soprattutto, i bambini «vanno educati ad amare, insegnando loro valori come il rispetto, la giustizia, la pace, la gentilezza, l’aiuto reciproco – ha proseguito monsignor Tremolada – che i più piccoli riconoscono in una parola: la bontà, da loro istintivamente percepita».
E ad ispirare l’opera formativa delle scuole paritarie è la prospettiva spirituale cristiana, che riconosce «nel crocifisso un Gesù che tiene le braccia aperte per abbracciare tutti».
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