Millecentotrentaquattro giorni. Tanto ci ha messo la giustizia per riconoscere che Carlo Mosca non ha ucciso nessuno e tanto ci ha messo l’ex primario del pronto soccorso di Montichiari a vedere riconosciuta l’innocenza che ha predicato per tutto questo tempo.
La procura generale, cosa che non accade di frequente, non ha impugnato la sentenza di assoluzione pronunciata (anche) dalla Corte d’assise d’appello il 13 ottobre dello scorso anno. Il medico, accusato di aver ucciso due pazienti iniettando loro farmaci letali per liberare spazio in corsia nel pieno della prima ondata Covid, non dovrà presentarsi anche in Cassazione. Per lui è la fine di un incubo.



