Cronaca

Droga da Brescia alle località turistiche dell’Adriatico: 8 arresti

L’organizzazione italo-albanese distribuiva cocaina, marijuana e hashish anche tra Lombardia, Liguria e Toscana. Sequestrati oltre 98 chili di droga e beni per 1,1 milioni di euro
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L'operazione della Guardia di Finanza

Un’organizzazione criminale italo-albanese, con basi logistiche anche nella provincia di Brescia, è stata disarticolata dalla Guardia di Finanza nell’ambito dell’operazione «King George». Il gruppo, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, avrebbe gestito un vasto traffico di sostanze stupefacenti tra la Lombardia e la costa adriatica.

L’indagine è stata condotta dai finanzieri del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Trieste, sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia della Procura di Milano e con la collaborazione del Servizio centrale investigativo criminalità organizzata della Guardia di Finanza.

Le basi e le strutture logistiche dell’organizzazione erano distribuite in diverse province del Nord Italia: oltre a Brescia, anche Lecco, Milano, Monza Brianza, Pavia, Savona e Siena. La droga veniva destinata alle piazze di spaccio di Lombardia, Liguria e Toscana e, durante il periodo estivo, alle principali località turistiche del Nord-Est, tra cui Sistiana, Grado, Lignano, Bibione, Jesolo e Caorle.

L’indagine

L’operazione è partita da un controllo effettuato a Latisana, vicino a Lignano Sabbiadoro, durante il quale erano stati arrestati due corrieri e sequestrati due chili di marijuana.

Gli accertamenti successivi avrebbero permesso di ricostruire una struttura criminale composta prevalentemente da cittadini albanesi e attiva in diverse province lombarde. Gli investigatori hanno effettuato pedinamenti, appostamenti e intercettazioni ambientali audio e video.

Secondo la Guardia di Finanza, il gruppo era organizzato in maniera verticistica e adottava numerose precauzioni per ridurre il rischio di essere scoperto. Le comunicazioni avvenivano tramite piattaforme criptate, mentre telefoni, schede sim e automobili venivano sostituiti frequentemente.

Rotte balcaniche

Cocaina, marijuana e hashish sarebbero arrivati in Italia attraverso consolidate rotte balcaniche, grazie alla collaborazione tra organizzazioni criminali italiane e gruppi di origine albanese.

Nella campagna pavese il sodalizio aveva inoltre allestito una serra destinata alla produzione autonoma di marijuana. Una volta giunta in Italia, la droga veniva nascosta in appartamenti e autorimesse presi in affitto da persone incensurate che avrebbero svolto la funzione di prestanome.

Per la distribuzione venivano reclutati soggetti definiti in gergo «cavallini», incaricati di preparare le dosi e consegnarle ai pusher. La rete era composta da italiani e da giovani albanesi incensurati, fatti arrivare in Italia per periodi inferiori ai 90 giorni e poi sostituiti da altri connazionali.

Oltre 98 chili di stupefacenti

Nel corso delle indagini sono stati sequestrati complessivamente 77,7 chili di marijuana e 21 chili di cocaina. Tra i quantitativi più consistenti figurano 64 chili di marijuana trovati a Sesto San Giovanni e 20 chili di cocaina sequestrati a Saronno.

Le Fiamme Gialle hanno inoltre recuperato tre pistole con matricola abrasa, munizioni, dieci armi bianche e un’Alfa Romeo Stelvio il cui telaio sarebbe stato modificato per nascondere e trasportare lo stupefacente.

Sette persone erano già state arrestate in flagranza durante le indagini. Al termine dell’attività investigativa, il giudice per le indagini preliminari di Milano ha emesso otto ordinanze di custodia cautelare in carcere. Le perquisizioni hanno riguardato complessivamente 33 indagati.

Durante l’esecuzione dei provvedimenti un’altra persona è stata arrestata in flagranza per detenzione di armi clandestine. Sono stati inoltre sequestrati altri 7,2 chili di marijuana già confezionata, orologi di lusso e denaro contante.

Beni sequestrati

Parallelamente all’indagine sul narcotraffico, la Guardia di Finanza ha ricostruito i flussi finanziari e i patrimoni riconducibili agli indagati. Gli investigatori hanno analizzato conti correnti, depositi bancari, investimenti e acquisti di immobili e automobili.

I profitti ritenuti illeciti sono stati quantificati in circa 1,1 milioni di euro. La Procura di Milano ha quindi disposto un sequestro preventivo d’urgenza che ha interessato immobili, vetture, gioielli, denaro contante e altre disponibilità finanziarie.

Le accuse contestate, a vario titolo, comprendono associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, produzione e detenzione di droga, ricettazione, riciclaggio e detenzione di armi clandestine.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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