Cronaca

Vicesindaca in shorts, bufera a Livorno: ha ancora senso il dress code?

Scoppia la polemica per l’abbigliamento della vicesindaca Libera Camici durante una conferenza stampa. Tra accuse social, difesa della professionalità e calura estiva, il caso riapre la discussione sul rispetto dell'etichetta nelle istituzioni
Il tema del dress code in ufficio risale a anni fa
Il tema del dress code in ufficio risale a anni fa

Un paio di shorts indossati durante una conferenza stampa istituzionale e scoppia la bufera. È quanto successo a Libera Camici, vicesindaca di Livorno, finita al centro di accese polemiche e attacchi social per il suo abbigliamento: «troppo scosciata» ha scritto qualcuno.

La vicenda ha riaperto il sempreverde dibattito sul confine tra decoro, stile personale e rispetto del ruolo, con però attacchi più feroci perché in questo caso di parla di una donna. «Scosciato», a un uomo, non l’avrebbero di certo scritto.

L'outfit molto criticato della vicesindaca
L'outfit molto criticato della vicesindaca

Se nei contesti aziendali privati le regole sull'abbigliamento si sono fatte negli anni sempre un po’ più fluide e informali – complice la diffusione del smart working e del business casual –, quando si parla di istituzioni e uffici a contatto con il pubblico la faccenda si fa più delicata.

C'è chi ritiene che la professionalità si misuri unicamente sulle competenze e sull'operato, sull’onda dell«abito che non fa il monaco»; e chi, al contrario, sostiene che la rappresentanza richieda una rigorosa etichetta come forma di rispetto verso la comunità e l'ente rappresentato.

Nel 2026, tra caldo estivo, trasformazione delle tendenze e nuovi linguaggi, ha ancora senso parlare di dress code sul posto di lavoro?

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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