Cronaca

Dopo le polemiche, l’acquedotto di Valtrompia inizia a vedere la luce

Il costo complessivo dell’opera ammonta a 43 milioni: ne sono stati risparmiati 15 con la ricollocazione a Bovegno dell’impianto di potabilizzazione
Barbara Fenotti
Uno degli affluenti del Mella a Bovegno che sarà al centro del piano di captazione - © www.giornaledibrescia.it
Uno degli affluenti del Mella a Bovegno che sarà al centro del piano di captazione - © www.giornaledibrescia.it

L’acquedotto di Valtrompia è una delle opere di cui si parla ormai da quasi trent’anni insieme alla bretella autostradale e al depuratore. Tutte e tre, ora, sono state concretizzate o sono in fase di realizzazione. Per fare il punto sull’avanzamento dei lavori l’associazione culturale «Unidea» di Villa Carcina ha organizzato un incontro con chi si sta occupando di portarli avanti.

Polemiche

L’acquedotto di Valle è nato tra le polemiche: a Bovegno c’era infatti chi non lo voleva sul proprio territorio ed è stato creato addirittura un comitato. «Su quest’opera si è detto di tutto e di più, ma è un progetto valido – ha affermato il presidente della Comunità montana, Massimo Ottelli – che è stato concepito quasi 30 anni fa e ora inizia a vedere la luce».

I costi

Cruciale è stato il finanziamento con i fondi del Pnrr di 27,5 milioni di euro, che permetterà di realizzare i primi due lotti e un impianto di potabilizzazione. Il costo dell’intera opera si aggira attorno ai 43 milioni di euro: il piano prevede la costruzione di una rete intercomunale che, approvvigionandosi da sorgenti di Bovegno, potrà rifornire Pezzaze, Tavernole, Marcheno, Gardone, Sarezzo, Lumezzane, Bovegno e Villa Carcina, interconnettendo nel contempo le rispettive reti idriche.

«Progetto visionario»

«Stiamo parlando di un progetto visionario – ha detto Mauro Olivieri, direttore tecnico di Acque Bresciane, che è subentrato ad Asvt nella gestione del Servizio idrico integrato in Valtrompia –: 20 anni fa, infatti, non si parlava ancora di cambiamento climatico».

Nel frattempo, però, le cose sono cambiate e sono diversi i Comuni triumplini che le estati passate sono rimasti senza’acqua e hanno avuto bisogno di rifornirsi con le autobotti. «Avere un impianto a livello comprensoriale non sostituisce quelli attuali – ha specificato Olivieri –, ma va a integrarli in caso di situazioni critiche».

Le gare

Per aggiudicare i lavori sono state fatte tre gare: una per la costruzione dei collettori da Bovegno a Pezzaze, una per quelli da Pezzaze a Tavernole e una per l’impianto di potabilizzazione.

«I tempi sono stati rispettati – ha osservato Olivieri –: i lotti 1 e 2 sono partiti e procedono regolarmente, mentre per l’impianto di potabilizzazione il progetto si è rivelato molto più complesso di quanto si pensasse in quanto è stata trovata una geologia diversa da quella ipotizzata e realizzarlo in località Predafallo, a Tavernole, avrebbe comportato un aumento dei costi da 13 a 19 milioni. Quindi si è deciso di riposizionarlo e di farlo a Bovegno e con la delocalizzazione abbiamo un risparmio, quindi quei soldi consentiranno di prolungare l'opera già in questa prima fase, arrivando almeno a Brozzo di Marcheno e indirettamente a Lodrino».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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