Cronaca

Disservizi bus, nel Bresciano a ottobre sono saltate 48 corse

Sulla rete del trasporto extraurbano di Brescia sono state soppresse quasi cinquanta corse in un mese: per Atpl le cancellazioni sono inammissibili
Antonio Borrelli

Antonio Borrelli

Giornalista

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Arriva, 48 stop in un mese. Tpl: "Basta"

Quasi cinquanta corse soppresse in un mese. È il record di disservizi targati Arriva nella rete del trasporto extraurbano di Brescia solo ad ottobre. Troppo, per l’Agenzia del trasporto pubblico locale, che lunedì scorso ha organizzato un incontro coi vertici del gruppo per pretendere uno stop all’emorragia.

Basta scorrere l’elenco degli avvisi sul sito dell’azienda per entrare nel servizio gruviera: otto linee soppresse il primo ottobre, undici il 3 e dodici il giorno successivo, dieci il 12 e sette il 26 ottobre - ultima data di cancellazioni (finora). Un totale di 48 corse in meno in trenta giorni esatti, per una media di 1,6 cancellazioni al giorno.

Parole dure

«Questo non è ammissibile – tuona ancora una volta Giancarlo Gentilini, presidente dell’Agenzia del trasporto pubblico locale di Brescia –, prima dell’inizio del nuovo anno scolastico abbiamo sottoscritto un accordo che prevede un piano di riduzione dei servizi, proprio al fine di garantire tutte le corse prestabilite. Invece da due mesi sta accadendo che dalla sera alla mattina vengono cancellate decine di corse, questo era consentito eccezionalmente solo durante il periodo della pandemia da coronavirus».

Queste le parole rivolte all’amministratore delegato di Arriva Italia Angelo Costa, il quale ha mostrato sorpresa di fronte al boom di cancellazioni delle linee già dallo scorso settembre. «Non è possibile che gli utenti bresciani restino a piedi ad aspettare alla banchina – prosegue Gentilini –, chi aspetta l’autobus deve essere certo che arrivi».

L’origine del problema

Un autobus alla stazione dei pullman di Brescia - Foto New Eden Group © www.giornaledibrescia.it
Un autobus alla stazione dei pullman di Brescia - Foto New Eden Group © www.giornaledibrescia.it

L’origine del problema è da ricercare nel buco di autisti nell’organico: per i sindacati ne mancano 70, ma Arriva smentisce e parla di una carenza di soli 15 dipendenti (che peraltro presto dovrebbe essere colmata con dieci assunzioni dall’Academy). Ma intanto i timori di Gentilini sono quelli di migliaia di utenti sparsi in provincia, che in questo autunno rimangono sempre più spesso col cerino in mano ad attendere un mezzo.

Per l’Agenzia del Tpl c’è anche un problema di metodo della comunicazione, legato ad avvisi sul sito senza ricorrere a notifiche sull’app.

La vertenza

È in questo contesto che si insinua anche lo stato di agitazione degli autisti e la lunga trattativa con i sindacati. Nonostante sia trascorso circa un mese dall’inizio della vertenza non si è ancora arrivati a un accordo.

Eppure il direttore delle Risorse umane di Arriva Pietro Brunetti aveva rivelato che «i soldi ci sono, dobbiamo trovare il modo giusto per metterli sul tavolo e la soluzione migliore per darli ai lavoratori».

E sembrava pure che la distanza tra le richieste dei conducenti e l’offerta di Arriva si fosse ridotta: l’azienda offre sul piatto cento euro netti in welfare o 70 euro in busta paga, a fronte di una garanzia di presenza. I sindacati chiedono 50 euro lordi nella parte strutturale del contratto (quindi riconosciuti anche per giorni di ferie, permessi, malattia) oppure 8 euro giornalieri, legati ai giorni di presenza.

Le proposte in ballo restano insomma quattro, ma rimane in vantaggio sulle altre l’offerta da 8 euro al giorno, l’unica che garantirebbe (e incentiverebbe) la presenza sul posto di lavoro. L’azienda sta infatti insistendo molto sulla garanzia della presenza, per poter gestire un servizio senza ulteriori affanni. Eppure ad oggi la fumata bianca non c’è ancora stata. Anzi, ieri è arrivata una prima risposta delle sigle sindacali.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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