La sentenza inglese viene riconosciuta anche in Italia. Definitivamente. Per questo la Cassazione ha respinto il ricorso presentato dalla Provincia di Brescia contro la società Dexia Crediop, mettendo così un punto definitivo al braccio di ferro sull’asse Brescia-Londra in merito ai contratti derivati sottoscritti dal Broletto a metà anni Duemila sotto la guida dell’allora presidente Alberto Cavalli.
Il caso
La vicenda nasce infatti dall’intesa sulla ristrutturazione del debito sottoscritto nel 2006 dalla Provincia con Dexia e Deutsche Bank, che prevedeva un’operazione complessa da 160 milioni di euro (104,8 milioni con Dexia e 55,8 con Deutsche Bank) con scadenza fissata al 2036. Dopo anni di contenziosi, nel 2017 le parti avevano firmato un accordo transattivo, successivamente impugnato davanti al Tribunale di Roma dalla Provincia. Che nel frattempo aveva già speso oltre 700mila euro in avvocati nel tentativo di dismettere i derivati.
A sua volta Dexia si era rivolta alla giustizia britannica chiedendo invece la conferma della validità dei contratti derivati. Nel 2023 la High Court of Justice di Londra riconoscendo la piena validità dei contratti firmati aveva dichiarato la propria giurisdizione sulla vicenda e condannato la Provincia di Brescia al pagamento di 80mila sterline di spese legali. Un anno dopo, siamo al 2024, la Corte d’appello di Brescia aveva riconosciuto la validità in Italia delle due pronunce inglesi. Posizione che ora ha ribadito la Cassazione rigettando il ricorso della Provincia. Il Broletto attraverso i suoi legali aveva sostenuto che i provvedimenti britannici non potessero essere equiparati a vere e proprie sentenze e che fosse già pendente un procedimento davanti ai giudici italiani.
L’ultimo atto
Dai giudici di Cassazione però la doccia fredda: «la clausola contenuta nell’accordo del 2017 attribuiva la giurisdizione esclusiva ai giudici inglesi» viene scritto richiamando anche un precedente identico relativo a Deutsche Bank, che un anno fa aveva escluso la competenza in materia dei tribunali italiani.
L’Ente Provincia – che dal 2006 ha pagato qualcosa come 30 milioni di euro di interessi sui derivati sottoscritti – si può consolare solo parzialmente: i giudici hanno infatti disposto la compensazione delle spese processuali, riconoscendo l’oggettiva complessità e l’incertezza iniziale sulla giurisdizione. La Provincia di Brescia dovrà comunque versare l’ulteriore contributo unificato previsto dalla legge.




