Dalla Regione più lavoro ai detenuti e sostegno agli agenti di custodia

Nell’ultimo anno sono stati attivati 300 percorsi di reinserimento sociale nelle carceri lombarde
Le celle di Canton Mombello © www.giornaledibrescia.it
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Dare un lavoro ai detenuti. Dare strumenti efficaci agli agenti penitenziari. Consentire ai primi di reinserirsi nel tessuto sociale ed evitare quindi di ricadere, anche e soprattutto per bisogno, nell’illecito. Permettere ai secondi di gestire al meglio la difficile quotidianità all’interno delle carceri.

Obiettivi, questi, che l’assessorato all’Istruzione, formazione e lavoro di Regione Lombardia persegue da tempo grazie a diversi protocolli attivi ed in via di attivazione. Grazie alla Dote Unica Lavoro l’assessorato guidato da Simona Tironi a partire dal settembre dello scorso anno ha consentito a trecento detenuti lombardi di accedere a percorsi di inserimento lavorativo, sviluppati su due livelli: la formazione in carcere, la pratica in azienda.

Alla misura possono accedere, a differenza di quanto accadeva nel passato, tutte le persone sottoposte a provvedimenti dell’autorità giudiziaria per le quali è possibile un riconoscimento dell’identità e che si trovino nelle condizioni idonee all’avvio di un rapporto di lavoro.

«Dobbiamo offrire ai detenuti – dice l’assessore Tironi – canali di recupero e di riabilitazione. Esperienze in cui il detenuto venga preso in carico come persona fragile e accompagnato sotto tutti gli aspetti, da quello sanitario a quello etico, dall’inserimento sociale a quello di una remunerazione onesta che gli consenta di avere un’autonomia economica». Dare un lavoro, dice Simona Tironi, significa anche abbattere la recidiva e quindi il sovraffollamento. In tutto sono 296 i detenuti lombardi cui è assicurata la Dote lavoro, 26 di questi sono a Brescia.

Sicurezza

È in fase di elaborazione invece il protocollo per il sostegno agli agenti di Polizia penitenziaria. «In una mia recente visita a San Vittore – ci ha detto l’assessore – ho avuto conferma che la loro condizione è davvero delicata. Oltre al loro incarico sono chiamati a fare i vigili del fuoco, i soccorritori, i mediatori culturali. Mi hanno raccontato i rischi che corrono se, ad esempio, scoppia un incendio. La loro sicurezza è sempre a rischio: hanno bisogno di una mano».

L'assessora regionale Simona Tironi © www.giornaledibrescia.it
L'assessora regionale Simona Tironi © www.giornaledibrescia.it

Simona Tironi pensa a programmi di formazioni, sviluppati in moduli brevi, che gli agenti potrebbero seguire anche durante l’orario di lavoro. Le materie? Interventi in condizioni di emergenza, a partire dagli incendi; tecniche di pronto intervento sanitario, ma anche di autodifesa senza uso delle armi, nozioni per affrontare culture diverse e pure un accompagnamento psicologico. L’assessore pensa anche a programmi di sostegno abitativo.

«Gli stipendi degli agenti – spiega Tironi – spesso non bastano per affrontare l’elevato costo della vita imposto dalle città lombarde. Per questo a Milano, in tanti, vivono nelle casette per le guardie all’interno di San Vittore. Regione Lombardia ha previsto un bonus per le forze dell’ordine da anni, ma bisogna fare di più. C’è un grande cantiere da aprire – conclude Tironi –rafforzando la collaborazione tra Stato, Regione, partenariato sociale e operatori accreditati a formazione e lavoro. Servono risposte, l’emergenza carceri non può attendere».

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