Cronaca

Cruciani: «Non bisogna avere paura della parola repressione»

L’intervista al giornalista e conduttore radiofonico che stasera sarà a Desenzano e presenterà il suo libro
Andrea Cittadini

Andrea Cittadini

Vicecaporedattore

Cruciani alla Festa del Foglio a Firenze - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Cruciani alla Festa del Foglio a Firenze - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Primo comandamento: non essere politicamente corretto. «Dico sempre quello che penso. Provocatore? Una definizione scontata» spiega Giuseppe Cruciani combattendo con la linea telefonica un’intervista registrata durante un viaggio in treno. «Sbaglia chi pensa che io sia costruito, sono in onda da vent’anni ed è impossibile fingere per così tanto tempo» spiega il giornalista e conduttore della trasmissione radiofonica La Zanzara e che stasera dalle 20 sarà ospite a Desenzano del Sestino Fronte lago per presentare il suo ultimo «Libertà, tutto Cruciani dalla A alla Z. L’alfabeto del politicamente scorretto».

Qual è la parola che non riesce più a sopportare del dibattito politico?

Inclusione.

Perché?

Perché non vuol dire niente. È una parola senza senso che spesso ha portato, quella sì, a discriminazioni, a preferire le quote. Il fatto che tu non possa nemmeno dire che la presenza di extracomunitari aumenta la criminalità senza essere accusato di non essere inclusivo lo dimostra.

E quando sente dire che i giovani sfasciano le vetrine perché hanno un disagio sociale, cosa risponde?

Questi distruggono perché hanno voglia di distruggere, non hanno nessun disagio sociale. Non c’è nessuna persona che ruba perché non riesce a lavorare. Sono persone che vogliono distruggere, che vogliono guerreggiare contro la polizia, che vogliono emulare quello che succede da altre parti, che odiano le forze dell’ordine, perché vogliono di più di quello che già hanno. Tutto tranne disagio sociale. Le persone che hanno veramente bisogno non vanno a sfasciare le vetrine: si mettono a lavorare oppure si fanno assistere dai servizi sociali.

Serviva davvero un nuovo decreto sicurezza per provare a fermare quello che sta succedendo nelle piazze?

Io penso che ogni cosa sia utile, ma non risolutiva. Ci sono tanti aspetti di questo decreto, non ce n’è solo uno. Non bisogna avere paura della parola repressione. Oggi non c’è nessun tipo di repressione. I poliziotti, le forze dell’ordine sono sostanzialmente impotenti di fronte a quello che succede. Bisogna sicuramente essere più severi nei confronti dei minori, perché le persone devono rendersi conto del fatto che possono pagare severamente, altrimenti continueranno a fare quello che vogliono. È una strada che si può scegliere, come si può scegliere quella di chi dice che la svolta repressiva non serve e serve altro. Ma non ci dicono mai cosa serve nel breve periodo. Nel breve periodo serve sicuramente questa roba qua.

Il giornalista Cruciani - © www.giornaledibrescia.it
Il giornalista Cruciani - © www.giornaledibrescia.it

C’è chi dice che, con questo nuovo decreto sicurezza, Giorgia Meloni si stia piegando a Roberto Vannacci per provare a tenerlo lontano. Ci crede?

L’unica cosa che si può discutere è che si agisce dopo dei fatti di cronaca. Però succede sempre. In questo momento mi sembra che Vannacci sia un po’ fuori dal dibattito politico. Se bisogna portare cinquecento militari a Milano, Vannacci è chiaramente costretto a inseguire da questo punto di vista, perché il governo sta attuando la linea dura. Ma non è una linea dura per inseguire Vannacci: è una linea dura perché fino adesso abbiamo assistito alla totale impotenza della polizia e all’impunità. Bisogna porre fine sia all’impotenza della polizia sia all’impunità.

E l’invio dei militari nelle città può rappresentare una svolta?

I militari mandati senza poteri veri, reali, non servono o servono a poco. Servono a presidiare, d’accordo: è meglio avere un militare all’angolo della strada piuttosto che non avere nessuno. Non c’è nessuna svolta cilena, non c’è nessun pericolo per la democrazia. Chi ha timore di vedere un militare all’angolo della strada che presidia il territorio? Nessuno ha timore di vedere un militare. Ma senza poteri reali servono a poco.

Guardando nella sfera di cristallo: Roberto Vannacci e Giorgia Meloni si metteranno insieme in vista delle elezioni?

Assolutamente no.

Nel centrosinistra, invece, come vede la situazione?

Si faranno le primarie e sarà un testa a testa tra Schlein e Conte, mi sembra evidente. Secondo me Conte ha più chance di vincere le elezioni in generale rispetto alla Schlein.

Veniamo alla sua proposta di legge sulla legittima difesa. Come la descrive, in poche parole?

La descrivo come un ampliamento della legittima difesa attuale, in modo che uno che, dopo un’incursione di ladri o rapinatori all’interno di case, gioiellerie o negozi, non sia condannato. Se uno perde la testa e spara, anche se le persone scappano, secondo me deve essere protetto dallo Stato.

Non si rischia il Far West?

Il Far West lo fanno i rapinatori, non lo fanno quelli che reagiscono.

Tutto quello che sta succedendo, i disordini anche nelle ultime settimane, quanto può incidere in termini di voti in vista delle elezioni? Penso, per esempio, a Milano.

Non lo so. La cosa incredibile è che, nonostante questi problemi di sicurezza a Milano e quello che succede in città, ancora il centrodestra non abbia trovato una quadra su un candidato competitivo nei confronti del centrosinistra. Dovrebbe incidere, però non mi sembra che ci sia grande convinzione di poter vincere.

Giorgia Meloni su quale punto l’ha delusa? Che cosa ha mantenuto e che cosa invece non ha fatto?

Un governo, la politica è fatta di promesse. Bisogna essere contenti se i governi raggiungono il 20 per cento delle promesse. Per cui, delusione o non delusione, uno va a votare sulla base di chi gli sembra in questo momento più credibile come presidente del Consiglio: Meloni o quelli che ci sono nel centrosinistra? Questo è il punto. A mio parere, in questo momento è ancora molto più credibile Meloni. Poi i governi deludono, non deludono. Mi sembra ancora la scelta migliore.

Il tema dell’immigrazione sarà al centro della campagna elettorale?

Sicuro. Io la parola remigrazione non la uso. Dico che l’immigrazione clandestina va combattuta senza se e senza ma. Intanto bisogna impedire alle persone di entrare il più possibile e bisogna cacciare i criminali e gli irregolari. Questo è l’obiettivo. Capisco che è complicato per una serie di cose, ma l’obiettivo deve essere quello. Oggi la sinistra vuole questo? No. E comunque quelli che stanno dall’altra parte, adesso, per me hanno l’opzione migliore.

Tornando al suo libro, il politicamente corretto è una forma di censura oppure, come si sostiene, un’educazione al rispetto?

L’hanno descritta così, ma in realtà è esattamente il contrario. Si tratta di tappare la bocca alle persone e metterle in un angolo, classificarle come omofobe, razziste e così via, semplicemente perché hanno un’idea diversa o parlano in modo diverso.

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