Cronaca

Vivono all’estero: il loro Reddito di cittadinanza lo usano gli amici

Due coppie bresciane sono indagate per truffa aggravata: tra loro c’è anche un maresciallo dei carabinieri operativo in provincia
Andrea Cittadini

Andrea Cittadini

Vicecaporedattore

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Truffa al reddito di cittadinanza

Galeotta è stata la pubblicità. Il racconto di una coppia di bresciani e il loro cambio vita. Dall’ombra del Cidneo al Mozambico per avviare un resort che marito e moglie hanno scelto di far conoscere attraverso i social oltre che grazie al passaparola. Fin qui nulla di strano, ma proprio la promozione della nuova attività nel Paese africano ha attirato l’attenzione degli inquirenti. Che inserendo i nomi della coppia ha scoperto che entrambi percepiscono il reddito di cittadinanza. Ma la legge è chiara: non è possibile ricevere il Reddito di cittadinanza vivendo all'estero, perché tra i requisiti fondamentali c’è la residenza continuativa in Italia.

Accertamenti

Ricostruendo l’attività dei coniugi bresciani ormai trasferitisi all’estero gli inquirenti scoprono altro: la carta prepagata ricaricabile emessa da Poste Italiane per accreditare il beneficio economico mensile viene utilizzata sistematicamente in Italia. Ma da chi? L’inchiesta condotta dal pubblico ministero Donato Greco a questo punto si allarga e le indagini portano ad un’altra coppia. Residente nel Bresciano e che ha un legame di amicizia con i coniugi andati a vivere in Mozambico. Ed emerge un ulteriore dato che ha stupito chi indaga: l’uomo della coppia che fa acquisti con la carta prepagata su cui viene accreditato il Reddito di cittadinanza, è un maresciallo dei carabinieri operativo in provincia.

Il suo nome e quello della moglie, così come i nomi dei due amici che hanno aperto un resort in Mozambico, finiscono così nel registro degli indagati. Tutti accusati in concorso di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Nei giorni scorsi poi il gip Andrea Guerriero ha disposto un sequestro nei confronti dei quattro coinvolti: circa 40mila euro complessivi di cui 22mila contestati al carabiniere e alla moglie.

La difesa

Proprio il militare e la donna hanno già manifestato l’intenzione di farsi ascoltare dal magistrato titolare dell’inchiesta per chiarire la loro posizione. Vorrebbero dimostrare di essere sempre stati all’oscuro del fatto che sulla quella carta al centro del caso veniva puntualmente accreditato il Reddito di cittadinanza della coppia di amici e soprattutto che loro utilizzavano la ricaricabile riconducibile ad altri perché la moglie del carabiniere vantava nei confronti dell’amica un credito di una decina di migliaia di euro.

Da qui l’idea – secondo la tesi difensiva – di utilizzare il bancomat fino all’esaurimento del credito vantato. Nel frattempo – dopo il sequestro chiesto dalla Procura, avvallato dal giudice per le indagini preliminari e andato a buon fine – non si fermano le indagini per ricostruire i movimenti bancari e le operazioni effettuate con la carta sulla quale l’accreditamento del Reddito di cittadinanza sarebbe dovuto essere bloccato da tempo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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