I soldi erano nascosti dappertutto. Anche in un water, in una macchinetta del caffè e pure in una lavatrice. Oltre 500mila euro che, nell’ottobre del 2021, Polizia e Guardia di Finanza avevano trovato nelle case di tre persone che furono arrestate nell’ambito di uno dei filoni di Atto Finale, la maxi inchiesta della Direzione Distretturale Antimafia di Brescia che all’epoca aveva dato esecuzione a 14 misure di custodia cautelare tra Brescia e la Calabria a carico di persone ritenute vicine ad un sodalizio di criminalità organizzata di matrice ndranghetista.
Tra le persone che erano state arrestate c’era anche l’imprenditore di origini indiane, oggi 55enne, Devender Singh. Insieme ad un commercialista e ad un venditore di auto, secondo l’accusa formulata all’epoca, aveva messo in piedi un sistema di riciclaggio per reinvestire, far sparire o eventualmente occultare la provenienza, del denaro che il gruppo raccoglieva dagli altri reati tra cui estorsioni e prestiti ad usura.
Quando gli inquirenti si erano presentati a casa dei tre soggetti nei diversi nascondigli, erano stati sequestrati contanti per 525mila euro.
Di quelle risorse, circa 321mila euro, erano nella disponibilità dell’imprenditore di origini indiane e il 24 aprile, Polizia di Stato e Guardia di Finanza hanno eseguito un decreto di confisca che aggiunge ai contanti del 2021 anche sei immobili, cinque a Brescia e uno a Ospitaletto oltre ad una autovettura per un valore complessivo che sfiora il milione di euro.




