Il papabile cardinale Pizzaballa: «Montini, il Papa dal grande cuore»

Paolo VI è stato «un Papa dal grande cuore», e ancora: «Possa la sua lungimiranza illuminare ancora oggi la vita della Chiesa e la nostra testimonianza nel mondo». Lo ha scritto il cardinale Pierbattista Pizzaballa sul libro degli ospiti dell’Istituto montiniano di Concesio; il primo messaggio è di Benedetto XVI, che nell’ottobre del 2009 venne a Brescia per inaugurare la nuova casa del centro studi. Il porporato bergamasco è invece arrivato a Concesio a settembre dello scorso anno per ritirare il premio «Paolo VI - Civiltà dell’amore».

La visita
Il patriarca di Gerusalemme dei Latini è considerato tra i cardinali maggiormente papabili, a suo sfavore giocherebbe la giovane età; ha compiuto sessant’anni il 21 aprile, giorno della morte di papa Francesco. Ma va detto che Karol Wojtyla quando è stato eletto successore di Pietro aveva 58 anni, quindi tutto è possibile. Il 7 maggio inizia il conclave, solo allora scopriremo il nuovo Papa.
La giornata bresciana di Pizzaballa fu particolarmente intensa. Ad accoglierlo all’Istituto Paolo VI c’erano il presidente don Angelo Maffeis, il segretario generale Simona Negruzzo, il presidente dell’Opera per l’educazione cristiana Pierpaolo Camadini, il presidente della Fondazione Tovini Michele Bonetti, e il parroco di Concesio mons. Fabio Peli. Il cardinale Pizzaballa aveva visitato l’archivio del Centro studi (che custodisce, tra le altre cose, migliaia di lettere della corrispondenza soprattutto giovanile di Montini), quindi la casa natale, la collezione di arte. Una curiosità, Papa Montini, come risulta da un suo appunto, decise la visita in Terra Santa il 21 settembre 1963, lo stesso giorno nel quale il cardinale Pizzaballa ha ricevuto il premio «Paolo VI - Civiltà dell’amore».

A pochi mesi dalla sua elezione, e nel pieno svolgimento del Concilio Vaticano II, Papa Montini aveva, appunto, voluto fare un pellegrinaggio in Terra Santa (il primo nella storia per un pontefice), per vivere «un momento di preghiera e penitenza», per tornare nei luoghi «da dove Pietro è partito, portatore del messaggio cristiano»; un ritorno alla «culla del Cristianesimo» che cominciò la mattina del 4 gennaio 1964 e si concluse due giorni dopo.
Nel solco
«Il vescovo di Roma tornava a Gerusalemme, da dove tutto era partito duemila anni fa – aveva detto il cardinale Pizzaballa –. Nel pellegrinaggio che lo portò nei principali luoghi santi, ha incontrato le ferite che la storia ha lasciato ben visibili nella geografia dei luoghi e delle persone di quel tempo e di oggi. Ma ha anche raccolto l’abbraccio forte e potente di tutta la popolazione, che lo accolse con una gioia e un entusiasmo incredibili, e che ha mostrato ai suoi pastori, in maniera indiscutibile, la volontà di non restare prigioniera della storia difficile di questa Terra, ma di voler andare oltre».
Per il cardinale Pizzaballa parlare oggi di amicizia tra israeliani e palestinesi è più che utopico, «è irreale, ciò non significa che non si debba continuare a lavorare perché la pace si realizzi, anche se oggi la pace appare qualcosa di assurdo: ma non è impossibile. Prima però serve un urgente stop al conflitto. Ma delle due parti in causa attualmente nessuna vuole la pace, questa purtroppo la realtà». A distanza di mesi purtroppo ancora nulla è cambiato.
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