Cronaca

Conciliazione lavoro e famiglia, la sfida passa da sostegni e cultura

L’assessora Tironi: «Una Regione che non investe sull’occupazione femminile si ferma». Avanti la misura «Lombardia per le donne», ecco come funziona
Simona Tironi è intervenuta a un incontro in Regione
Simona Tironi è intervenuta a un incontro in Regione

«Sostenere l’occupazione femminile è una delle nostre priorità: una Regione che non investe sulle donne rischia di fermarsi». Lo ha sottolineato l’assessora regionale all’Istruzione, Formazione e Lavoro Simona Tironi durante la presentazione dei dati dell’Ispettorato del lavoro sulle dimissioni delle donne.

«Non possiamo permettere che la maternità diventi un fattore di penalizzazione professionale, così come non possiamo continuare a considerare la cura come una responsabilità quasi esclusivamente femminile - ha detto -. La partecipazione delle donne al lavoro e la piena corresponsabilità dei padri sono due condizioni essenziali per una società più equa, più moderna e anche più competitiva». Un concetto evidenziato anche dalla consigliera di parità regionale Anna Maria Gandolfi.

Il bando regionale

In Lombardia nel 2025 hanno rinunciato al posto di lavoro 8.542 neomamme. Il fenomeno interessa soprattutto le donne nella fascia di età compresa tra i 34 e i 44 anni, cioè quella nella quale più frequentemente coincidono crescita professionale e responsabilità familiari. «È proprio in questa fase della vita - evidenzia Tironi - che le politiche pubbliche devono essere più presenti, perché è qui che si gioca una parte importante della partecipazione femminile al mercato del lavoro».

Con questa consapevolezza la Regione ha varato il bando «Lombardia per le donne», misura che prevede un contributo fino a 400 euro al mese, per un massimo di 12 mesi, destinato a rimborsare le spese già sostenute per servizi di baby-sitting, educazione, assistenza e cura, oltre ai servizi di supporto alla gestione amministrativa dei servizi di cura.

Tironi ne parlerà nella Sala Libretti del GdB lunedì 20 luglio alle 17. «Dalla riapertura della misura, avvenuta il 2 marzo, sono state presentate 377 domande, di cui 336 già ammesse e 28 in istruttoria, per un valore complessivo richiesto di quasi 1,8 milioni di euro. Sono già 46 le domande in fase di liquidazione. Numeri che dimostrano come il bisogno di strumenti di conciliazione sia concreto e diffuso».

Nel dettaglio «il 75% delle beneficiarie è costituito da donne che hanno acquisito un nuovo carico di cura a seguito di maternità, adozione o affido; il 22,6% ha iniziato una nuova attività lavorativa e il 2,4% ha trasformato il proprio contratto da part-time a tempo pieno. È la prova che investire nei servizi di cura significa investire direttamente nell’occupazione femminile».

Accanto agli strumenti di sostegno economico, «lavoriamo anche sul cambiamento culturale all’interno delle organizzazioni e delle imprese: Regione ha investito 10 milioni di euro nel percorso dedicato alla certificazione della parità di genere».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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