Compost inquinato da plastiche e vetro: sequestrato impianto a Ghedi

Galeotta fu la segnalazione nel 2021 di un cittadino sensibile ai temi ambientali riguardante uno sversamento non ritenuto corretto in un terreno di Calvisano.
L’uomo chiamò i Carabinieri Forestali, segnalando che in un fondo agricolo si stava spandendo come emendante del materiale inquinato ricavato dal trattamento degli sfalci urbani. I militari intervennero con dei campionamenti, e tra tracce di materiale plastico nei frammenti di potatura trovarono metalli e vetro e anche una batteria stilo, a riprova che chi trattava quei rifiuti non effettuava il previsto controllo visivo dei materiali di risulta reimmessi in ambiente come materia prima secondaria.
Così in quasi 5 anni di indagine per i militari dei Nuclei Carabinieri Forestali di Brescia e Vobarno e del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Verolanuova in un impianto di compostaggio di Ghedi su un’area di 9.600 metri quadrati, secondo l’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Brescia, veniva realizzata un’attività illecita di traffico di rifiuti. L’amministratore unico della ditta risulta quindi indagato.
Le indagini
Secondo quanto emerso dalle indagini l’azienda, nell’ambito di appositi contratti d’appalto con varie società multiutility, nel periodo compreso fra il 2019 ed il 2024 avrebbe realizzato profitti per oltre 7 milioni di euro, ritirando circa 250mila tonnellate di rifiuti vegetali con l’impegno di sottoporli ad un trattamento che consentisse di rimuovere materiali estranei quali plastica, vetro e metalli e di trasformarli in sostanze ammendanti utili per l’agricoltura. Operazione che secondo l’indagine in realtà non veniva effettuata allo scopo di massimizzare i profitti.
L’accusa
Il materiale ottenuto, qualificabile come rifiuto in quanto contaminato da plastiche e idrocarburi con concentrazioni fino a 12 volte superiori ai limiti di legge per il solo Pcb, veniva ceduto gratuitamente o a un euro per tonnellata a terzi agricoltori, ai quali tale prodotto veniva proposto come fertilizzante sebbene fosse carente dei requisiti previsti dalla legge, destinandolo allo smaltimento illecito sui terreni. Ora l’impianto di smaltimento è sotto sequestro. Secondo gli inquirenti una volta effettuato il vaglio dello sfalcio i materiali estranei venivano triturati per evitare che si vedessero e mescolati con il compost vegetale. Le indagini intanto proseguono.
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