Cronaca

Collegio Lucchini, lectio magistralis dell’analista geopolitico Fabbri

Francesca Marmaglio
L’apertura dell’anno accademico con il direttore di «Domino» e la lectio magistralis «Il destino dei popoli: guardare il mondo da un punto di vista profondamente umano»
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Fabbri: 'Il diverso destino dei popoli'
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Ad aprire l’anno accademico del Collegio Lucchini, quest’anno, è stato Dario Fabbri, saggista, analista geopolitico e direttore di «Domino» con la lectio magistralis «Il destino dei popoli: guardare il mondo da un punto di vista profondamente umano».

Nell’auditorium del Collegio Universitario, dopo i saluti istituzionali, ha preso la parola l’ospite: «Ci troviamo tutti, non solo questi ragazzi - ha detto Fabbri - ad affrontare un mondo che non ci aspettavamo potesse diventare così. Per cui i nostri giovani non hanno gli strumenti per capirlo e per viverlo al meglio. A noi il concetto della "fine della storia" ce lo hanno raccontato gli Stati Uniti d’America al termine della Seconda guerra mondiale. Ho provato a dar loro qualche idea, cercando di far capire che l’America ci aveva promesso un mondo diverso, un mondo di pace e tranquillità. Un impegno disatteso: tant’è che ora noi europei siamo per la loro politica quasi un intralcio».

Un passaggio Fabbri lo fa anche su Trump: «Se immaginiamo che tutto dipenda da lui allora sì che diventa un problema - spiega l’ospite d’onore -. Dobbiamo pensare che Trump incarna un momento storico degli Stati Uniti d’America che a oggi è difficile da studiare nella sua globalità. Dovremmo quindi chiederci perché gli americani lo hanno votato, cosa credono possa garantire loro. Insomma dobbiamo andare oltre lui».

Spazio anche a una spiegazione etimologica del termine libertà. «Legittimamente - ha concluso Fabbri - è una grande conquista del mondo latino e germanico che per noi ha un’accezione profondamente positiva. Dobbiamo sapere però che in quasi tutte le lingue del mondo il proto etimo di libertà è negativo. In russo significa "mettersi al di sopra della comunità", in arabo vuol dire "ingrandimento spirituale, ma non politico", in Cina "io sono la mia causa" l’accezione rimanda all’egoismo. Abbiamo ragione noi? O il nostro punto di vista non è assoluto?».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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