Cittadella dell’Innovazione, verso il bando per la sede centrale

Ad occuparsi della ricerca della sua sede, formalmente, sarà una partecipata del Comune (la candidata è Bs Infrastrutture), ma non prima di avere incassato la «benedizione» e il mandato dal Consiglio comunale. Nascerà come Fondazione e il suo «nome d’arte» potrebbe essere «Bind», che sta per Brescia innovation district (ma se ci sono idee migliori, basta alzare la mano e saranno passate in rassegna). Il suo percorso sarà un viaggio a tappe, esattamente come è immaginata la sede centrale (componibile, un po’ in stile mattoncini Lego): ogni meta completerà un tassello di un puzzle che potrà via via farsi sempre più grande, arruolando attori e investitori. E il gong del via scoccherà tra una manciata di settimane.
Eccolo, in sintesi, l’identikit del quartier generale del Distretto dell’innovazione made in Brescia, un progetto che ora – alla fine di un paio di anni consumati appresso a studi e analisi dietro le quinte – ha alle spalle più di qualche punto fermo.
Iter in Aula
Cosa c’è di nuovo rispetto alle puntate precedenti? Parecchio. A partire dall’iter formale: l’assessore titolare della partita, Andrea Poli – cui sono affidate le deleghe all’Innovazione sociale ed economica e alla Transizione digitale oltre che alle Attività produttive – ha formalizzato il percorso attraverso una comunicazione di Giunta condivisa dalla sindaca Laura Castelletti e dai colleghi in Loggia. Il primo passo pratico sarà individuare una sede per dare una casa al Distretto: non a caso, nei mesi scorsi, si era aperta una sorta di fase esplorativa a caccia dei siti papabili per capire se e quali aree in città hanno le carte migliori per giocarsi ampi spazi (8mila mq, di cui circa 2.500 pensati per la sede) e vocazioni, ma soprattutto per «potersi fare avanti». Siccome tra i beni che compongono il patrimonio del Comune non ci sono comparti adeguati, l’obiettivo è arrivare a indire la manifestazione d’interesse a stretto giro, il che significa entro la fine della primavera.
Sarà dunque una società in house della Loggia a indire e gestire la manifestazione di interesse: Bs Infrastrutture, per oggetto sociale, resta la più gettonata. Formalmente, l’iter potrebbe proseguire semplicemente così, in autonomia, ma la Giunta ha deciso di coinvolgere il Consiglio comunale: ecco perché il provvedimento generale sarà inserito all’ordine del giorno dell’Aula prima dell’estate (intoppi o imprevisti permettendo), così da incamerare l’imprimatur. «Ritengo che questo sia un percorso da condividere, anche perché tra gli obiettivi non c’è solo la realizzazione della Cittadella dell’innovazione, un investimento importante per lo sviluppo del nostro capoluogo, ma anche la rigenerazione complessiva di un’area» spiega l’assessore Poli.
Patto di vendita
Il secondo punto fermo è il «vestito» che questa operazione indosserà: quello di una Fondazione, che non sarà però costituita immediatamente. Prima, infatti, sarà messo a punto un altro passaggio: «Tanto il Comune di Brescia, quanto la Camera di Commercio potrebbero lasciare il Csmt (Centro servizi multisettoriale e tecnologico) per una questione di opportunità, anche perché se nelle due strutture si hanno gli stessi soci, si rischia di incappare nel conflitto d’interessi» precisa Poli. L’idea, in sostanza, è di cedere le quote in tandem e di riversare il ricavato della vendita all’interno del bilancio della nuova «Fondazione Bind». Un passaggio, questo, che ne richiede prima altri di natura tecnica tra valutazioni, perizie e bandi.
Di quali valori stiamo parlando? Attualmente il Comune detiene il 5,6% del capitale sociale del Csmt (pari a 84mila euro), mentre Camera di commercio ne possiede il 15,8% (238mila euro). Insomma: i due enti potrebbero stipulare tra loro un patto di vendita.
Nelle intenzioni di Palazzo Loggia, l’importo ricavato dalla dismissione della partecipazione in Csmt sarà la sola liquidità sborsata dal Comune. Anche perché la Loggia (una volta ottenuto l’esito della manifestazione d’interesse) metterà sul piatto anche l’investimento dell’area su cui sorgerà il quartier generale della Cittadella, uno spazio notevole all’interno del quale ci sarà una porzione (quella necessaria) vincolata alla sede del «Bind», oggetto di una concessione trentennale.
Per fugare ogni dubbio: non sarà l’Amministrazione a realizzare la casa del Distretto, ma acquisirà e metterà a disposizione gratuitamente l’area su cui tradurre in pratica il progetto. Un disegno che, come si diceva all’inizio, sarà modulare così da poter realizzare strutture «componibili» in base a chi vorrà starci, anche strada facendo. Meglio ancora, quindi, se accanto alla sede del Distretto dell’innovazione sorgeranno funzioni differenti (ad esempio, uffici da affittare), una sorta di compendio da poter «mettere a reddito». E, perché no, con l’opportunità, al piano terra, di fare alzare le saracinesche a piccoli spazi commerciali: un bar-tavola calda, un panificio, una tabaccheria. Tutte attività collaterali che potrebbero rendere più confortevole (e redditizio) il «Bind».
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