Interminabile. Pesantissima. Insopportabile. Passata a rivivere, ad alta voce davanti ad un giudice, l’inferno che ha bruciato la loro infanzia. Così è stata la giornata delle due figlie di Balwinder Singh, l’ex consigliere comunale di Brescia Civica (già Lista civica Fabio Rolfi sindaco), accusato di maltrattamenti in famiglia in concorso con la moglie Baljeet. Le due ragazze, di 17 e 23 anni, l’hanno trascorsa integralmente nell’aula protetta al primo piano del Palazzo di Giustizia per rispondere alle domande del gip Andrea Guerrerio nel corso dell’incidente probatorio voluto dal pm Marica Brucci per cristallizzare al futuro processo i loro ricordi. In dieci ore, accompagnate dagli avvocati Luigistelio Becheri e Germana Giacobbe, le due giovanissime hanno confermato tutto quello che ebbero già modo di raccontare agli agenti della Squadra Mobile a fine 2024 e che poi si è tradotto in un atto di accusa pesantissimo nei confronti dei genitori ma anche del fratello, indagato e finito ai domiciliari in una struttura protetta per violenza sessuale aggravata e reiterata ai danni della più grande delle due.
L’accusa
Il quadro che ne emerge è agghiacciante. Agghiacciante come la violenza sistematica che il 50enne di origini indiane, che in seguito alle indagini si è dimesso dal consiglio comunale, avrebbe usato sulle femmine di casa dall’inizio degli anni 2000. È stata la primogenita a raccontare delle botte date inizialmente alla madre anche solo per un ventilatore lasciato acceso d’estate; ma anche di quelle che lei stessa ha preso a partire dalla più tenera età per aver chiamato «pelato» il fratello più grande, per non aver vinto un concorso religioso, ma anche per non essere stata in grado di pronunciare correttamente in italiano parole come «tapparella» e «ventilatore». Sempre la più grande ha riferito di aver camuffato le botte prese, agli occhi delle maestre e dei compagni di classe, nel terrore delle reazioni dei genitori.



