Case green, chiamata al risparmio per oltre 120mila edifici bresciani

Secondo l’Ance rinnovare il 43% degli immobili meno performanti costerà fino a 12 miliardi
Si punta a ridurre progressivamente il consumo di energia e le emissioni di gas a effetto serra nel settore edilizio - © www.giornaledibrescia.it
Si punta a ridurre progressivamente il consumo di energia e le emissioni di gas a effetto serra nel settore edilizio - © www.giornaledibrescia.it
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Il via libera del Consiglio Ecofin alla direttiva «Case green» suona come una chiamata al risparmio per 120mila edifici residenziali bresciani, oltre la metà del totale. A fare i calcoli è l’Ance (Associazione nazionale costruttori edili), che ha tempestivamente stimato l’impatto che avrà la normativa nella nostra provincia.

«L’emergenza climatica ci impone una transizione radicale - commenta il presidente di Ance Brescia, Massimo Angelo Deldossi -. Le istituzioni hanno adottato misure per contenere l’aumento della temperatura entro 1,5°C, ma gli sforzi finora profusi sembrano insufficienti. L’unico cammino praticabile è il "Net Zero", ossia l’eliminazione di ogni emissione di gas serra. In questo senso il contributo dell’edilizia alla contrazione dei consumi energetici è prioritario».

Meno emissioni

La direttiva approvata dall’Unione Europea va proprio in questa direzione, puntando a ridurre progressivamente il consumo di energia e le emissioni di gas a effetto serra nel settore edilizio fissando per gli stati membri il raggiungimento degli obiettivi in due tranche iniziali: una prima riduzione del consumo medio di energia primaria dell’intero parco immobiliare del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035. Inoltre gli Stati devono provvedere affinché almeno il 55% del calo del consumo medio di energia primaria sia conseguito mediante la ristrutturazione del 43% degli edifici residenziali con le prestazioni peggiori. «È l’ultimo atto - prosegue il leader dei costruttori edili bresciani - di un percorso che conoscevamo da tempo, ma che ora diventa più concreto. La normativa approvata dall’Ue fa emergere un aspetto interessante rispetto alle considerazioni sin qui diffuse sul provvedimento: l’elemento centrale ora è il consumo medio di energia primaria e non più il numero effettivo di edifici da rinnovare. Il focus è riservato agli immobili meno performanti, quindi gli interventi di riqualificazione saranno più mirati e potranno abbattere i consumi energetici in modo più selettivo ed efficace».

Lo scenario

Spetterà ai singoli definire con quali modalità raggiungere gli obiettivi. In ogni caso, se si ipotizza di rinnovare il 43% degli edifici a peggiore prestazione energetica, nella nostra provincia gli immobili sui quali si dovrà intervenire sono circa 50mila, vale a dire il 23% del patrimonio residenziale bresciano. Anche se gli edifici che rientrano nelle categorie peggiori (classi E, F, G) sono complessivamente 120mila, vale a dire poco più del 50% del totale degli edifici residenziali a Brescia.

Costi faraonici

I costi per riqualificare 50mila immobili, manco a dirlo, sono faraonici: secondo le stime dell’Ance i lavori per il rinnovamento potrebbero ammontare addirittura a 12 miliardi di euro, cifra che contempla gli interventi su tutte le tipologie d’immobile, dal singolo appartamento al condominio da decine o centinaia di vani.

Cifre consistenti alle quali vanno a sommarsi anche gli edifici non residenziali, che hanno però scadenze diverse per il raggiungimento degli obiettivi della direttiva. Per quest’ultimi è infatti richiesto che si raggiunga una riqualificazione del 26 per cento entro il 2033.

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