Case green, chiamata al risparmio per oltre 120mila edifici bresciani

Il via libera del Consiglio Ecofin alla direttiva «Case green» suona come una chiamata al risparmio per 120mila edifici residenziali bresciani, oltre la metà del totale. A fare i calcoli è l’Ance (Associazione nazionale costruttori edili), che ha tempestivamente stimato l’impatto che avrà la normativa nella nostra provincia.
«L’emergenza climatica ci impone una transizione radicale - commenta il presidente di Ance Brescia, Massimo Angelo Deldossi -. Le istituzioni hanno adottato misure per contenere l’aumento della temperatura entro 1,5°C, ma gli sforzi finora profusi sembrano insufficienti. L’unico cammino praticabile è il "Net Zero", ossia l’eliminazione di ogni emissione di gas serra. In questo senso il contributo dell’edilizia alla contrazione dei consumi energetici è prioritario».
Meno emissioni
La direttiva approvata dall’Unione Europea va proprio in questa direzione, puntando a ridurre progressivamente il consumo di energia e le emissioni di gas a effetto serra nel settore edilizio fissando per gli stati membri il raggiungimento degli obiettivi in due tranche iniziali: una prima riduzione del consumo medio di energia primaria dell’intero parco immobiliare del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035. Inoltre gli Stati devono provvedere affinché almeno il 55% del calo del consumo medio di energia primaria sia conseguito mediante la ristrutturazione del 43% degli edifici residenziali con le prestazioni peggiori. «È l’ultimo atto - prosegue il leader dei costruttori edili bresciani - di un percorso che conoscevamo da tempo, ma che ora diventa più concreto. La normativa approvata dall’Ue fa emergere un aspetto interessante rispetto alle considerazioni sin qui diffuse sul provvedimento: l’elemento centrale ora è il consumo medio di energia primaria e non più il numero effettivo di edifici da rinnovare. Il focus è riservato agli immobili meno performanti, quindi gli interventi di riqualificazione saranno più mirati e potranno abbattere i consumi energetici in modo più selettivo ed efficace».
Lo scenario
Spetterà ai singoli definire con quali modalità raggiungere gli obiettivi. In ogni caso, se si ipotizza di rinnovare il 43% degli edifici a peggiore prestazione energetica, nella nostra provincia gli immobili sui quali si dovrà intervenire sono circa 50mila, vale a dire il 23% del patrimonio residenziale bresciano. Anche se gli edifici che rientrano nelle categorie peggiori (classi E, F, G) sono complessivamente 120mila, vale a dire poco più del 50% del totale degli edifici residenziali a Brescia.
Costi faraonici
I costi per riqualificare 50mila immobili, manco a dirlo, sono faraonici: secondo le stime dell’Ance i lavori per il rinnovamento potrebbero ammontare addirittura a 12 miliardi di euro, cifra che contempla gli interventi su tutte le tipologie d’immobile, dal singolo appartamento al condominio da decine o centinaia di vani.
Cifre consistenti alle quali vanno a sommarsi anche gli edifici non residenziali, che hanno però scadenze diverse per il raggiungimento degli obiettivi della direttiva. Per quest’ultimi è infatti richiesto che si raggiunga una riqualificazione del 26 per cento entro il 2033.
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