Cacciatori alla base militare di Ghedi per salvaguardare le lepri

«Caccia» alla lepre all’interno della «casa» dei Diavolo Rossi: un’operazione per salvaguardare gli animali.
I cacciatori dell’Ambito sono entrati alla base di Ghedi, sede del 6° Stormo dell’Aeronautica militare, per catturare le lepri. E ne hanno prese 63.
Il progetto
«All’operazione - spiega Dario Saleri, comandante della Polizia provinciale - hanno partecipato 250 cacciatori: 50 posatori, che hanno sistemato le reti e riposto le lepri nelle cassette di legno per le operazioni di controllo sanitario, e 200 battitori, che, coordinati dalla Polizia provinciale, hanno perlustrato il territorio, avanzando allineati per accompagnare gli animali verso le reti».
Dopo la visita del veterinario dell’Ats, «le lepri sono state sessate, messe a coppie (maschio e femmina), quindi, grazie alla Polizia provinciale, alle guardie volontarie e al personale dell’Ambito, liberate nelle Zrc (zone di ripopolamento e cattura) e nelle Zra (zone di rifugio e ambientamento)».
Non è la prima volta che accade. Il ripetersi di questi interventi offre l’opportunità di vedere la base militare da un’altra prospettiva: non un impenetrabile luogo di addestramento, ma un’oasi di tutela di quella fauna che, fuori dalla base, non se la passa troppo bene.
Per le lepri l’aeroporto è un paradiso: quasi mille ettari dove possono sgambettare senza il rischio che qualche doppietta le impallini col piombo del 7.
Sembra un paradosso: gli animali sono più al sicuro in quest’area militare piena di armi che in un qualsiasi campo della Bassa. Alla base guai a chi le tocca; nella brughiera, invece, le lepri devono emulare quella gazzella africana, che, al sorgere del sole, è costretta a correre se no il leone la mangia.
Benefici
La cattura porta anche altri benefici. Innanzitutto aumenta la sicurezza della base: le lepri, infatti, non si limitano a saltellare nell’erba, ma invadono le piste su cui decollano e atterrano Tornado ed F 35. Meno animali, meno pericoli per i velivoli.
E poi la genetica. Le lepri si accoppiano anche tra consanguinei: quelle prelevate alla base e rilasciate nelle aree di ripopolamento contribuiscono a variare il patrimonio genetico della specie.
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