Redditi a Brescia, si allarga la forbice tra «ricchi» e «poveri»
Un tweet di papa Francesco sintetizza il tema e ci riporta con i piedi per terra per ogni ragionamento sul mondo in cui viviamo: «La disuguaglianza è la radice dei mali sociali». Difficile andare oltre e, del resto, basta dare uno sguardo al nuovo rapporto di Oxfam «Disuguaglianza: povertà ingiusta e ricchezza immeritata», o ai dati diffusi da Banca d’Italia, per farsi un’idea. Viviamo in un mondo segnato dalle diseguaglianze che entrano anche a casa nostra, nella nostra ricca provincia. Un tema che impone una riflessione sulle nostre comunità.
Nel dettaglio
Utilizzando la base dati delle dichiarazioni dei redditi Irpef, presentate dai 941mila contribuenti bresciani nel 2024 (riferite all’anno di imposta 2023) si osserva come, nella media provinciale, l’ammontare dichiarato dalle 26.749 persone fisiche che percepiscono oltre 75.000 euro, è quasi doppio rispetto a quello dei 284.161 contribuenti che non arrivano ai 15.000 euro lordi. Per dirla in altro modo: il reddito medio dei contribuenti con oltre 75.000 euro (al netto di quelli «schermati» per la privacy) è di 131.255 euro, a fronte dei 7.442 euro dei contribuenti con meno di 15.000 euro. Tradotto in soldoni: in provincia di Brescia i benestanti/ricchi hanno un reddito medio che è quasi 18 volte quello dei poveri.
Perché, con meno di 15.000 euro lordi, si è poveri. E tutto questo senza considerare che, in 71 Comuni, laddove si hanno meno di 4 contribuenti che dichiarano oltre 120.000 euro, i numeri sono oscurati per la privacy e lo stesso accade in 22 centri, nei quali si contano meno di 4 contribuenti che dichiarano tra i 75.000 e i 120.000 euro. In altri termini, le diseguaglianze che misuriamo non tengono conto di un insieme variabile di contribuenti benestanti/ricchi che può andare da un minimo di 71 ad un massimo di 213 contribuenti con oltre 120.000 euro e da un minimo di 22 a un massimo di 66 contribuenti con redditi compresi tra 75.000 e 120.000 euro.
Le zone
Tutto ciò premesso, considerando solo quanto è in chiaro, lo scarto tra l’ammontare del reddito degli scaglioni più elevati (oltre 75.000 euro) e più modesti (meno di 15.000 euro) è assai eterogeneo nel panorama provinciale, con una costante prevedibile: dove mediamente c’è più ricchezza c’è anche più disuguaglianza.
I primi Comuni per reddito medio dichiarato sono, quasi esattamente, gli stessi che registrano un indice di diseguaglianza più elevato, definito dal rapporto tra il reddito dichiarato dai contribuenti oltre 75mila euro e quello dei contribuenti con meno di 15mila euro, che, nella media provinciale, si fissa a 1,7. Ciò significa che l’ammontare dichiarato dai (relativamente pochi) contribuenti più benestanti è 1,7 volte quello dei tanti contribuenti poveri.
L’analisi
Se poi ci soffermiamo sulle dichiarazioni presentate lo scorso anno, vediamo che queste confermano, nel complesso, una crescita dei redditi prodotti nella nostra provincia. I dati diffusi dal Dipartimento delle Finanze certificano che il reddito medio (al lordo delle imposte) riportato nel modello 730 o nell’Unico dai bresciani ammonta a 26.221 euro nel 2023, in significativo aumento rispetto ai 24.556 euro dei dodici mesi precedenti. Nel 2023 oltre 550mila lavoratori della nostra provincia insieme a 307mila pensionati hanno prodotto redditi per 20 miliardi di euro.
Dalla fotografia scattata dal Ministero dell’Economia emerge inoltre che il valore medio dei redditi dichiarati nella nostra provincia resta superiore a quello nazionale (pari a 24.830 euro), seppur ancora oggi il 30,19% dei contribuenti bresciani viva con meno di 15mila euro (lordi) l’anno, circa mille euro netti al mese. In provincia si contano poi 7.611 dichiarazioni dei redditi con un valore medio dell’imponibile pari a 228.907 euro: se da un lato rappresentano solo lo 0,8% dei contribuenti bresciani, dall’altro lato esprimono il 7,22% della ricchezza prodotta nei nostri 205 Comuni, che nel 2023 ammontava appunto a 24,10 miliardi.
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