Nuovi poveri, il costo della vita travolge le famiglie bresciane
Non è più (solo) il portafoglio vuoto o un lavoro che non c’è. Non è nemmeno soltanto l’isolamento o il disagio sociale. È qualcosa di più etereo. È come il peso della farfalla. Impercettibile eppure sostanziale. Da qualche tempo la povertà ha eroso i confini sociali ed è arrivata alle soglie della classe media: chi fatica a sbarcare il lunario è oggi una massa sempre più informe e composita. Ecco perché si parla ormai di «nuovi poveri». Sono talmente tanti che c’è bisogno di distinguerli da quelli persino più disgraziati.
I working poor
Nel nostro Paese il 12% dei lavoratori sono working poor, persone che pur lavorando non riescono a vivere in modo dignitoso: sono circa 3 milioni di persone che guadagnano meno di 11.500 euro netti l’anno, cioè poco più di 950 euro al mese. Nel 2007 gli italiani sotto la soglia di povertà erano 2 milioni e mezzo, oggi sono 5 milioni e 800mila.
Anche a Brescia sono migliaia le persone che pur avendo un’entrata mensile non riescono a tenere il passo con il costo della vita. E in questo calderone sociale c’è di tutto: famiglie con minori, precari, sottopagati, divorziati o separati. «Queste persone non hanno neanche la prospettiva di pensare che andrà meglio quando troveranno lavoro perché ce l’hanno e lavorano al meglio che possono», è l’analisi amara del vicedirettore di Caritas Brescia Marco Danesi.
I progetti di supporto
Brescia conosce le sue ferite e, come da tradizione, continua a rispondere alle emergenze diffuse con decine di progetti di supporto. Tra le tante realtà impegnate c’è la Congrega della Carità Apostolica. «Dopo l’esplosione dei prezzi degli affitti – dice il presidente Franco Bossoni – oggi riscontriamo soprattutto una maggiore richiesta di appartamenti».
La Congrega gestisce ben 706 alloggi a prezzi agevolati (circa la metà del costo di mercato) ma sono tutti pieni e ogni anno c’è un ricambio di circa 20 posti. La domanda, però, è enorme: all’ultimo bando per otto alloggi sono finite in lista d’attesa 360 persone. E altre duecento avevano bussato per avere un tetto tramite altri canali.
Cure mediche e mutui
Ma c’è anche chi chiede un contributo per superare un momento di difficoltà: per le cure mediche, per pagare il mutuo o per affrontare una separazione coniugale. «Molte persone si rivolgono a noi per comprare gli occhi, o per poter andare dal dentista, ma c’è anche chi, senza il nostro aiuto, non potrebbe fare una visita dal cardiologo», prosegue Bossoni.
Sul fronte sanitario, la Congrega, da qualche anno, ha dato vita al progetto «Medico per te», associazione che offre assistenza medica gratuita a persone in difficoltà, soprattutto senza fissa dimora e pensionati. Un impegno a tempo pieno, che alterna alle visite l’attività di coordinamento del pool di quasi 80 medici che prestano a turno servizio nell’ambulatorio dell’associazione in via Mazzucchelli a Brescia, fornito dalla Congrega della carità apostolica, e nel dormitorio cittadino.
Chi sono i nuovi poveri
Le persone che si rivolgono alla Congrega sono lavoratori, precari o con occupazioni poco redditizie, con stipendi che superano di poco i mille euro mensili. «Tra le famiglie con figli ci sono soprattutto stranieri, che hanno fragilità spesso legate all’assenza di una rete familiare, ma più della metà di chi si rivolge ai nostri uffici è bresciano», conclude Franco Bossoni.
La pandemia da coronavirus è stata davvero uno spartiacque importante, non solo per i senza dimora ma anche per tantissime famiglie, a volte normali. Lavoratori che non guadagnano abbastanza da superare la soglia di povertà. Un giro di boa della disperazione. «Non è più situazione di emergenza, è una questione strutturale e come tale va affrontata», aveva rimarcato solo qualche mese fa Danesi. Perché l’effetto è presto detto: si elimina ciò che viene ritenuto non indispensabile, si punta alla sola sopravvivenza.
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