Verso la Maturità 2025, con il 5 in condotta niente esame

Per molti studenti sono (o potrebbero essere) gli ultimi giorni tra i banchi delle scuole superiori. Chi vuole può fare i dovuti scongiuri, ma se tutto va per il meglio tra poco più di un mese la maturità sarà finita. Inizierà l’estate e le preoccupazioni saranno rimandate a settembre. Si deve però aspettare ancora un po’: tre giorni tra i soliti muri, poi prima e seconda prova e l’orale. Tutto farcito dall’ansia – comprensibile e giustificata – che sale. Sono oltre 9mila gli studenti bresciani che stanno andando verso l’esame. Si inizierà mercoledì 18 giugno alle 8.30 con il tema, mentre il giorno successivo ci sarà la prova specifica per ogni indirizzo di studio.
E fin qui tutto come al solito, cioè come succede dall’anno scolastico 2018/2019 (prima, dal 1999, le prove scritte erano tre). Gli studenti possono ottenere massimo 60 punti durante l’esame: 20 per ogni prova. Gli altri (i crediti scolastici) si guadagnano durante gli ultimi tre anni delle superiori: sono massimo 40. Quelli che ipoteticamente portano al 100 su 100.
Novità
Quest’anno c’è però un altro aspetto da tenere in considerazione: il comportamento. Il voto in condotta è da sempre una componente fondamentale – questo è chiaro –, ma con la legge 150/24 acquisisce un peso specifico ancora più importante. Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha introdotto nuove disposizioni (confermate poi dall’ordinanza che disciplina lo svolgimento della maturità), che possono influire sulla vita scolastica dei ragazzi.
Se alla fine dell’anno la valutazione del comportamento è inferiore a sei decimi, lo studente non è ammesso all’esame di Stato. O all’anno successivo se non parliamo delle quinte. Se si arriva al sei il consiglio di classe assegna all’alunno «un elaborato critico in materia di cittadinanza attiva e solidale, finalizzato alla comprensione delle ragioni e delle conseguenze dei comportamenti che hanno portato a tale voto». L’elaborato dev’essere poi discusso durante un colloquio.
A questo punto si apre un’altra questione rilevante. Da cosa dipende il voto in condotta? Ci sono diversi indicatori da tenere in considerazione. Possono essere la partecipazione e la collaborazione, il comportamento vero e proprio, il rispetto delle regole e la frequenza scolastica. Sostanzialmente, però, essendo il voto in condotta attribuito dal consiglio di classe, non ci sono regole ben precise e univoche per tutti gli istituti.
Per Valditara è «un’importante passo in avanti nella costruzione di una scuola che responsabilizza i ragazzi e restituisce autorevolezza ai docenti». Dall’altra parte, tra gli studenti, c’è invece un po’ di preoccupazione. In molti pensano che possano arrivare sanzioni punitive, utili per silenziare il dissenso. In caso di occupazioni o partecipazioni a scioperi, dunque, i ragazzi si potrebbero trovare in situazioni scomode.
Gli studenti
«Questa legge dev’essere analizzata da due punti di vista – commenta Aya Dadouch, rappresentate dell’Unione studenti Brescia –. Il fatto che con un comportamento scorretto si possa incorrere in una bocciatura non è negativo, bisogna però capire quali sono i parametri che regolano il voto in condotta. Da un lato, dunque, è una battaglia contro le forme di bullismo e uno strumento di educazione civica. L’altro aspetto però è la soggettività degli insegnanti, che in certe occasioni faticano a essere obiettivi. Detto in maniera semplice: se non stai simpatico all’insegnante rischi di avere terra bruciata attorno. Non puoi scioperare e non puoi dire quello che pensi. Il giudizio alla fine spetta al consiglio di classe e se si è creato uno stereotipo nei confronti dell’alunno è difficile da scardinare».

Per Dadouch, inoltre, troppo volte le considerazioni sul comportamento sono legate al rendimento scolastico dei ragazzi. «Per dare il voto in condotta non ci si deve basare sui risultati di verifiche o interrogazioni. Non tutti sono allo stesso livello, alcuni alunni sono più portati verso lo studio, altri fanno più fatica e alcuni non hanno la possibilità di fare delle ripetizioni. Questo però non deve influire sul giudizio di comportamento. In certi casi, addirittura, se una persona si nota poco in classe gli insegnanti si basano solo sulla situazione scolastica, che però non ha nulla a che vedere con la condotta. Serve una delineazione più chiara delle regole per tutelare gli alunni».
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