Brescia fra vent’anni: anziani raddoppiati e sempre più fragili

Giovanna Mantelli, Fnp Cisl: «Non si sta elaborando nessuna strategia specifica per gestire il cambiamento»
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Demografia: Brescia tra 20 anni
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Nei prossimi vent’anni la provincia di Brescia sarà più anziana e fragile. Sarà una società nella quale i grandi anziani saranno raddoppiati rispetto a quelli attuali. Brescia è pronta ad affrontare le sfide poste dall’invecchiamento della popolazione? È questa la domanda che la Federazione Nazionale Pensionati della Cisl provinciale si è posta quando ha deciso di commissionare ad Elio Montanari (che si occupa anche della nostra Qualità della vita) una ricerca sugli scenari demografici e sociali futuri nel Bresciano.

Cambiamenti

E l’analisi ha restituito una prospettiva distopica – con meno bambini, meno giovani e molti più over 65 e over 80 – nella quale i numeri che fotografano i cambiamenti demografici devono imporre già oggi una riflessione che non può più essere rinviata e che deve coinvolgere l’intera società, soprattutto perché il declino demografico è destinato a durare e a intensificarsi nel futuro.

Basti pensare che nel 2002 c’erano 119 over 65 ogni 100 under 15, mentre all’inizio del 2024 si è arrivati a 177 anziani ogni 100 giovani. E considerando che dal 2012 al 2024 l’indice di vecchiaia è aumentato mediamente di 4 punti ogni anno, la quota 200 (due anziani per ogni under 15) non è così lontana.

A confermalo sono le proiezioni sui dati Istat: perché è pur vero che il primo gennaio del 2042 la popolazione bresciana dovrebbe crescere di oltre 23mila persone (pari a un milione 285mila 777 residenti) ma la parte attiva (15-64 anni) si ridurrà, le persone fino ai 15 anni caleranno del 7% e gli over 65 aumenteranno del 40,5%. In 18 anni, insomma, la fetta di chi ha almeno 65 anni passerà dal 22,8% dell’intera popolazione odierna al 31,4% di quella futura.

Problemi

«La Federazione Pensionali della Cisl si è mossa spinta da una forte motivazione – spiega la segretaria generale di Fnp Cisl Giovanna Mantelli –: oggi tutti i sociologi e politici parlano di inverno demografico, ma non si sta elaborando alcuna strategia in ottica futura. La riflessione però non può più essere rinviata e deve coinvolgere l’intera società. Bisogna immaginare qualcosa di diverso rispetto alle Rsa o all’assistenza per gli anziani attuale, altrimenti non ne usciamo soprattutto perché il declino demografico è destinato a durare e a intensificarsi nel futuro».

All’orizzonte i problemi sono sanitari, economici e sociali. «Con la progressiva riduzione dei fondi per le cure socio-assistenziali – continua Mantelli – come faranno i comuni quando si ritroveranno davanti simili numeri? Ci fanno vivere di più ma se non c’è un contesto adeguato né la possibilità di curarsi, tutto il peso finirà sugli Enti locali». Gran parte del sistema sociale e pensionistico italiano, inoltre, si regge su una distribuzione delle classi di età che premia la fase produttiva della vita e rende marginali quelle che riguardano i giovani non ancora entrati nel mondo del lavoro e gli anziani.

Ma l’invecchiamento della popolazione e la riduzione della natalità stanno progressivamente erodendo il sistema. «Le trasformazioni della struttura demografica producono squilibri generazionali che costituiscono un freno alla crescita economica e alla sostenibilità del sistema di protezione sociale del nostro Paese» si legge nella relazione introduttiva dell’indagine, che ora finirà sui tavoli degli attori istituzionali, sociali e sanitari del Bresciano come strumento per interpretare e affrontare il futuro.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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