Ha visto la reflex appoggiata sulla panchina di marmo ai piedi di una delle colonne del porticato. In quella macchina fotografica ci ha visto un’occasione. Soldi per una dose, l’ennesima, e per qualcos’altro. Ci ha riprovato. Dopo il furto di un giubbino, messo a segno in un negozio di via Porcellaga ad inizio novembre, le è andata di nuovo male. Male è andata anche al fotografo che, sotto le volte di palazzo Loggia, stava realizzando un servizio. Lui non ha fatto in tempo ad accorgersi del furto, e a gridare «alla ladra!», che la sua macchina, un pezzo da alcune migliaia di euro, era già schiantata sul selciato della piazza del tutto inutilizzabile, e lei la giovane donna, mamma di due figli cresciuti dalla nonna, accerchiata dagli agenti di Polizia.
Trentatré anni, un passato turbolento e un presente segnato dalla dipendenza dalle sostanze, ma anche da una teoria di notti passate all’addiaccio e dalla necessità di mettere insieme cure, pranzi e cene, lei ha avuto tempo e modo di infilare pochi, pochissimi passi. I poliziotti l’hanno bloccata subito, ma non senza fatica. La sua reazione è stata brusca. Ha cercato di scrollarseli di dosso e di liberarsi. Non si è rassegnata nemmeno una volta caricata a forza sulla «pantera» in direzione della Questura. Ha sfoderato una siringa: «Vi ammazzo tutti» si è messa ad urlare dal sedile posteriore dell’auto della Polizia, cercando di minacciare gli agenti, al sicuro dietro il plexiglass che divide in due l’abitacolo. Al termine delle operazioni la ragazza è stata arrestata per furto, danneggiamento e resistenza aggravata a pubblico ufficiale e portata nella cella di sicurezza. Per una notte al coperto, la prima dopo diversi giorni.




