Cronaca

Bimbi mai nati, le famiglie: «La giustizia bresciana ci ha deluso»

Secondo i giudici il fatto non sussiste. Il commento di uno dei genitori costituito parte civile: «Noi andiamo avanti»
Paolo Bertoli

Paolo Bertoli

Giornalista

Vantiniano, le tombe dei bambini mai nati al cimitero monumentale - Foto © www.giornaledibrescia.it
Vantiniano, le tombe dei bambini mai nati al cimitero monumentale - Foto © www.giornaledibrescia.it

Paolo Crotti era in aula e, dopo la lettura della sentenza, si è detto «sconvolto». Lui, e gli altri genitori che si sono costituiti parte civile «non ce lo aspettavamo. Secondo noi quello che avevamo dimostrato nella fase delle indagini e poi quello che si era detto in aula era molto chiaro, per quello che abbiamo visto durante le udienze ci sembrava che si stesse delineando un altro esito».

Ora invece le famiglie si dicono «deluse dalla giustizia bresciana. Ma comunque non ci fermiamo. Abbiamo sempre combattuto contro tutto e contro tutti e così continueremo a fare. Ci siamo mossi contro il Comune e andremo avanti. Attendiamo le motivazioni della sentenza e decideremo come proseguire nella nostra battaglia. Speriamo di trovare una giustizia che subisca meno pressioni. Noi andiamo avanti».

Il fatto non sussiste, nella vicenda dell’esumazione delle tombe dei bimbi mai nati dal cimitero Vantiniano dell’autunno del 2021, secondo il Tribunale di Brescia, tutte le norme sono state rispettate e quindi le due funzionarie del Comune che erano a processo con l’accusa di violazione di sepolcro e vilipendio di tombe sono state assolte.

La vicenda

La vicenda era esplosa alla fine di quell’anno quando decine di famiglie, arrivando nella zona del cimitero monumentale dedicata alle sepolture dei feti o dei bimbi vissuti solo poche ore, avevano trovato la terra spianata e nessuna traccia delle piccole lapidi che avevano posto.

Alcune delle famiglie avevano presentato denuncia per non essere state adeguatamente avvisate delle esumazioni e perché si verificasse la correttezza dell’operato del settore cimiteriale, la Procura della Repubblica aveva disposto il sequestro dell’area e individuato le due funzionarie cui erano deputate le decisione e le procedure operative per le esumazioni e chiesto e ottenuto che fossero processate.

Dopo che, nell’udienza del 29 maggio scorso, era stata chiesta la condanna a due anni, nell’udienza di ieri le difese, rappresentate dagli avvocati Michele Bontempi e Elena Frigo per una delle funzionarie e da Giordana, Giovanni e Luigi Frattini per l’altra, hanno chiesto che le loro assistite venissero assolte. Al termine della camera di consiglio il Tribunale ha stabilito che il fatto non sussiste.

Gli avvocati

Piena soddisfazione degli avvocati: Giordana Frattini ha spiegato che «è stato dimostrato che tutti i regolamenti sono stati rispettati dalle due funzionarie del Comune». Sulla stessa linea anche Michele Bontempi che ha spiegato: «Il reato che veniva contestato è stato concepito per condotte molto diverse in cui c’è un dolo specifico contro le sepolture. In questo caso invece si parlava solo di valutare se tutti i regolamenti sono stati rispettati. Le nostre assistite hanno sempre e solo agito in nome e per conto del comune. Qualcuno però ha cercato di strumentalizzare le norme penali che sono nate per casi diversi».

Parla di «amarezza, soprattutto per il dolore delle famiglie coinvolte» l’avvocato Francesco Mingiardi dell’associazione Fondamenta che rappresenta le 11 famiglie bresciane che si sono costituite parte civile nel processo. «Aspettiamo le motivazioni della sentenza per decidere quali saranno le prossime azioni da intraprendere».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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