Biblioteche come spazi sociali, il modello Uau si espande a Brescia

Non più solo fornitrici di libri, ma luoghi di aggregazione, socializzazione, dove fare esperienze, informazioni, formazione, gioco e molto altro. Le biblioteche cittadine stanno cambiando pelle e lo fanno attraverso le biblioteche sociali di Casazza e, soprattutto, Uau dove, per dirla con le parole della sindaca Laura Castelletti «si è costruito un modello». In via Milano 105, ieri pomeriggio, si è riunita la Commissione consiliare istruzione, cultura e sport e politiche giovanili per conoscere meglio questo progetto unico in Italia e analizzare i prossimi sviluppi, già in essere.
Il progetto
«Questo è un progetto sperimentale al quale l’Amministrazione tiene – ha detto la sindaca – perché è in un quartiere nel quale c’è stato un intervento di rigenerazione urbana ed è il primo programma di coprogettazione con le biblioteche». La responsabile del settore Marketing territoriale, cultura, musei e biblioteche, Antonella De Angelis, ha sottolineato come ci si sia concentrati in primis sugli adolescenti e i giovani adulti e che ora il modello verrà esteso a tutte le biblioteche cittadine attraverso tavoli di coprogettazione già avviati: «Si parte dai bisogni – ha detto – per sviluppare i progetti».
I costi
Su tre anni le biblioteche cittadine (8 decentrate a cui si aggiungono la Pasquali-Agazzi, la Queriniana e quella del Museo di scienze e i servizi collegati) costano alla Loggia 780mila euro; 150mila destinati a tutto ciò che ruota attorno a Uau: personale (sono sempre presenti un bibliotecario e un educatore), progetti (esterni, diurni nelle scuole e, poi, quelli messi in atto durante l’apertura pomeridiana della struttura), la sala di lettura di via Milano e la formazione dei bibliotecari del Sistema urbano.
Un’esperienza, ha spiegato Nadia Bordonali, operatrice culturale della coop La Rete a Uau, «molto varia perché lavoriamo con un target allergico ai libri, quindi cerchiamo di lavorare sul racconto attraverso altri linguaggi come i giochi – video e da tavolo – cinema, musica, manualità e tanto altro perché ci sia la partecipazione dei ragazzi». E ha aggiunto: «I frequentatori stabili sono 30-40. Essere decentrati fa parte della sfida perché fa sì che i ragazzi lo vedano come un posto solo loro. La biblioteca diventa così il cosiddetto "terzo luogo" dopo casa e scuole».
La discussione

Su sollecitazione di Mariachiara Fornasari (FdI) è stata approfondita la modalità di frequentazione: alla «popolazione stabile» bisogna aggiungere i frequentatori saltuari e i tanti che arrivano durante gli eventi. Ci sono, poi, periodi di picco e di scarico dettati dal calendario scolastico e accademico. Nini Ferrari (FdI) ha posto la questione della sostenibilità economica e dei costi dei servizi, da qui una serie di precisazioni sui budget, le collaborazioni con altri partner e i servizi offerti. Su domanda del consigliere Carlo Andreoli (FdI) è emerso – dopo un battibecco con la sindaca sui numeri dei visitatori dato che il consigliere ha utilizzato la parola «turismo» per chiedere conto degli operatori culturali arrivati a Brescia per conoscere l’esperienza e ha lanciato una frecciata a Castelletti sui numeri in calo dei visitatori; la sindaca ha rimandato l’accusa al mittente invitandolo a «leggere bene i numeri» – che sono arrivate persone dalla Germania e dall’Alto Adige per partecipare a iniziative culturali e per «studiare» questo modello innovativo.
Massimiliano Battagliola (Fabio Rolfi sindaco), invece, ha chiesto di conoscere meglio l’attività artistica e il consigliere delegato alle attività culturali, Francesco Tomasini, ha tenuto a precisare che «le biblioteche sono frequentate per la maggior parte da bimbi e anziani. Il grande "buco" degli adolescenti e dei giovani si riesce ad intercettare proprio con questo tipo di attività esperienziale. Per questo possiamo dire che il modello Uau funziona ed è una porta su diversi ecosistemi per agganciare una fascia critica». E questo tipo di modello, poi, può essere replicato anche su altre «criticità». A chiudere gli interventi è stato Luca Pomarici (Azione) che, in qualità di ex presidente del CdQ di Casazza, ha sottolineato che il progetto, partito nel 2021, «non si può imbrigliare nei numeri degli utenti fissi perché porta con sé anche ricadute sociali importanti che non sono quantificabili».
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