Beretta alla Camera: «Non vendiamo armi militari a Israele o Russia»

L’amministratore delegato Carlo Ferlito ha ribadito la posizione della Fabbrica d’Armi di Gardone Val Trompia: «Embarghi rispettati»
Il logo per i 500 anni di Beretta, foto Facebook
Il logo per i 500 anni di Beretta, foto Facebook
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Il rispetto degli embarghi internazionali e la trasparenza nelle esportazioni di armamenti sono stati al centro dell’audizione del vertice di Fabbrica d’Armi Pietro Beretta davanti alla commissione Difesa della Camera tenutasi oggi a Roma. Il direttore generale Carlo Ferlito ha ribadito la posizione dell’azienda in merito alle vendite verso la Russia e Israele, escludendo forniture militari a entrambi i Paesi e sottolineando l’allineamento alle direttive del governo italiano.

Gli embarghi

Rispondendo alle domande dei parlamentari, Ferlito ha affrontato il tema delle esportazioni verso la Russia. «L’embargo funziona benissimo», ha dichiarato. Il ceo ha spiegato che l’azienda non ha mai esportato armi militari in quel Paese, ma esclusivamente armi da caccia. Prima dell’invasione della Crimea, il mercato russo rappresentava uno sbocco storico per questo segmento, con una media di 10-15 mila pezzi venduti ogni anno. «Ci sono 10 milioni di cacciatori in Russia, è un mercato importante», ha aggiunto.

Ferlito ha anche commentato alcune notizie di stampa secondo cui sarebbero state ritrovate sul campo di battaglia 15 o 20 armi Beretta. Un numero che, secondo l’amministratore delegato, confermerebbe l’efficacia delle restrizioni: «Significa che l’embargo funziona».

Israele, nessuna esportazione

Nel corso dell’audizione è stato affrontato anche il tema di Israele. Ferlito ha respinto le accuse di un coinvolgimento dell’azienda in forniture di armamenti verso lo Stato israeliano. «Si fa un uso improprio della nostra azienda per parlare di un tema in cui la nostra azienda non c’entra assolutamente», ha affermato.

Beretta, ha precisato, non esporta in Israele né direttamente né indirettamente. Il ceo ha inoltre osservato che il marchio, forte di una storia lunga cinque secoli, può essere talvolta richiamato in contesti diversi, ma ha ribadito che l’azienda opera nel rispetto delle normative e in coerenza con le indicazioni del governo italiano.

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