Cronaca

Autovelox, per annullare le multe «serve sempre presentare ricorso»

A dirlo è l’avvocato Bellitti: «Vale per tutti gli strumenti della pubblica amministrazione»
Paolo Bertoli

Paolo Bertoli

Giornalista

L'ufficio del giudice di pace, competente per i ricorsi - © www.giornaledibrescia.it
L'ufficio del giudice di pace, competente per i ricorsi - © www.giornaledibrescia.it

Gianbattista Bellitti, avvocato bresciano con una lunga esperienza di ricorsi anche in fatto di sanzioni per violazioni al codice della strada, aiuta a fare chiarezza sul tema delle sanzioni emesse dalla pubblica amministrazione sulla base di rilevazioni fatte con attrezzature non omologate.

Approvato o omologato, di cosa stiamo parlando?

Prima di tutti lasciatemi dire che la questione non è nuova e non riguarda solo gli autovelox. Tutte le strumentazioni che vengono utilizzate dalle pubbliche amministrazioni e dalle forze di polizia devono essere omologate, non solo approvate. Questo vale quindi anche per gli etilometri che rilevano il tasso alcolemico ma anche ad esempio i cartelli che si usano per indicare limiti e divieti.

Cosa può fare chi prende una multa che ritiene iniqua?

L’utente che ritenga di essere stato ingiustamente sanzionato non deve pagare la sanzione e, entro 30 giorni, deve presentare il ricorso al giudice di pace. Questo sospende il tempo per il pagamento e fino a quando il giudice non si pronuncia.

In caso di attrezzatura non omologata la vittoria è certa?

Non c’è nulla di certo. Posso solo dire che nella mia esperienza in situazioni di questo tipo abbiamo avuto sempre ragione ma è necessario valutare nel dettaglio caso per caso

Quali sono i costi che si devono affrontare?

Nel caso che è balzato agli onori della cronaca si parlava di una violazione di prima fascia, per una multa di 40 euro. In questo caso bisognerebbe versare il contributo unificato di prima fascia che è di 48 euro. Nel caso di vittoria, e quindi di annullamento della sanzione, si può chiedere il rimborso del contributo presentato. Tutt’altro discorso la parcella del professionista che si è incaricato di presentare il ricorso che ciascuno concorda con il suo avvocato di fiducia. Anche in questo caso, se si vince, si può chiedere la liquidazione delle spese sostenute.

Cosa si può fare se, dopo aver pagato, si scopre che lo strumento non era omologato?

In quel caso bisognerebbe citare per danni l’ente che ha erogato la sanzione, dimostrando che è stato usato consapevolmente uno strumento non omologato e che questo ha provocato un danno all'utente. La quantificazione del danno poi è tutta un’altra questione, bisogna dimostrare quello che si è subìto. Per intraprendere questa strada con qualche certezza servirebbe però una casistica di sentenze passate in giudicato ma per ora non ce ne sono molte. 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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