Cronaca

Gli artigiani: fiducia nei Comuni, Regione e Provincia ingiudicabili

Tra le problematiche più urgenti da affrontare nel 2026 ci sono quelle legate alla sanità e all’ordine pubblico
La sede dell'Associazione Artigiani - © www.giornaledibrescia.it
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Lavoro e politica, si sa, spesso intrecciano i propri percorsi. Il rapporto tra istituzioni e imprese o professionisti non è sempre dei più facili: da una parte c’è la volontà – ma non sempre la possibilità – di soddisfare le richieste di tutti, mentre dall’altra ci sono le istanze di aziende e persone che ogni giorno affrontano difficoltà più o meno gravi.

La politica, però, è al servizio del cittadino. È quindi fondamentale sapere cosa le persone pensano di chi li governa, a livello locale e nazionale. Per questo l’Associazione artigiani di Brescia – grazie al Centro studi di documentazione e ricerca Lino Angelo Poisa – ha svolto un’indagine per conoscere il giudizio degli artigiani bresciani sull’operato dei Comuni, della Provincia e della Regione. Ma anche per sapere il parere nei confronti dei politici bresciani e se questi interpretino al meglio le aspettative del mondo artigiano.

Il report di quest’anno può essere confrontato con quelli fatti nel 2003, nel 2018 e nel 2021. In 23 anni sono naturalmente cambiate molte cose, ma è proprio un lasso di tempo così ampio, scaglionato da quattro indagini, che permette di fare valutazioni più accurate e di restituire più di una sola istantanea del momento che gli artigiani stanno vivendo.

Le necessità

Ecco perché prima di snocciolare i dati sul giudizio che dà il mondo artigiano, è utile soffermarsi sulle problematiche che questo sta riscontrando. Nel sondaggio è infatti stato chiesto quali siano le più urgenti da affrontare tra città e provincia. Sono quelle che riguardano la sanità (26%) e l’ordine pubblico (24%). Temi che 23 anni fa (ma anche 5 anni fa) interessavano poco gli artigiani. Nel 2003 la sanità era solo al 9% e l’ordine pubblico toccava il 12%, arrivando poi rispettivamente al 12% e al 14% nel 2021.

Sono cambiate le urgenze. Lo testimonia il fatto che nel 2003 il problema più grande era rappresentato dallo sviluppo economico e dall’occupazione (33%), un tema che adesso è al quarto posto per il mondo artigiano, dietro alla viabilità (18%). Tra gli argomenti che invece non hanno mai toccato veramente le corde degli artigiani ci sono l’ambiente e la formazione professionale (oggi al 9 e al 5%).

I dati

Delle problematiche da affrontare si chiede conto alle istituzioni. Gli artigiani apprezzano l’operato del Comune di residenza in tutte le aree della provincia: nel 2026 la media si attesta su un 15% di giudizio positivo e su un 60% di giudizio abbastanza positivo. Negli anni si è erosa la percentuale di voti molto alti, ma nel complesso la valutazione è rimasta positiva.

C’è invece da fare un ragionamento diverso per Provincia e Regione. In entrambi i casi la risposta che è stata data più spesso è «Non so». Questo vuol dire che una grossa fetta di artigiani (59% nel primo caso e 47% nel secondo caso) non è in grado di valutare come stiano lavorando i due enti.

Ventitré anni fa, seppur la percentuale di «Non so» fosse comunque alta, il giudizio per Broletto e Pirellone era positivo. Per quanto riguarda la Provincia possiamo trovare nella legge Delrio una possibile causa: la riforma del 2014 ha tolto molti poteri alle Amministrazioni provinciali, che sono infatti diventati enti di secondo livello a cui in pochissimi fanno riferimento. Ecco perché già dal 2018, secondo le ricerche dell’Associazione artigiani, l’apprezzamento nei confronti del Broletto è calato, toccando il punto più basso nel 2021, quando solo il 24% valutava positivamente quanto fatto dal Broletto, il 57% non sapeva esprimersi e il 19% dava un giudizio negativo.

La Regione non ha subìto un processo simile, anzi, ha ottenuto molti dei poteri che sono stati tolti alla Provincia. Ma tra gli artigiani c’è comunque una certa difficoltà nel giudicare il suo operato, forse perché le stanze del Pirellone e di Palazzo Lombardia da alcuni anni sono percepite come troppo distanti dai reali problemi del territorio. Nel 2026, tra chi ha espresso un giudizio, c’è comunque nettamente più apprezzamento (37%) che contrarietà (16%).

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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