Associazione artigiani, un’analisi che parla di distanza democratica

È un fatto controintuitivo che, nell’era della globalizzazione e ancor più della rivoluzione digitale, la fiducia nelle istituzioni sia a chilometro zero. Il Municipio resta il vero punto di riferimento positivo per gli intervistati dell’indagine svolta dall’Associazione artigiani di Brescia, quello che potremmo definire il presidio democratico. A una prima, sommaria analisi si potrebbe affermare che, d’altra parte, il mondo artigiano ha più a che fare con le amministrazioni locali che con gli enti di livello superiore (Provincia e Regione).
In realtà, se si guarda all’indagine da un punto di vista sincronico – cioè come è cambiata la percezione negli ultimi vent’anni – emergono altri aspetti. Il gradimento della Provincia è passato dal 45% del 2003 al 27% odierno, ma soprattutto oggi 6 artigiani su 10 non sanno esprimere un parere (nel 2003 erano solo il 38%): un dato in linea dal 2018, ovvero all’indomani della riforma Delrio, che ha reso l’amministrazione provinciale un ente di secondo livello, con competenze meno chiare.
Per la Regione forse subentrano aspetti anche politici e di percezione. Nel 2003 quasi la metà degli intervistati (il 46%) aveva un’opinione positiva, mentre solo il 29% non aveva un’opinione sulla Lombardia. Oggi i giudizi positivi sono al 37%, ma la metà degli intervistati (il 47%) non ha un’opinione. Vent’anni fa eravamo nel pieno del governo targato Formigoni; in seguito sono arrivati gli scandali e le inchieste giudiziarie che hanno coinvolto «il Celeste» e l’intera classe politica regionale nella questione di «Rimborsopoli».
La Lombardia, come istituzione, ha perso parte della sua presa nell’immaginario dell’opinione pubblica. Da qualche anno non si parla più di «locomotiva d’Italia»; questo si riflette inevitabilmente anche sulla percezione che i cittadini (e gli elettori) hanno della Regione. Non c’è quindi da stupirsi se nelle ultime tornate elettorali l’astensione sia cresciuta sensibilmente anche in un’area che, fino al 2018, registrava percentuali di partecipazione superiori al 70%, mentre nel 2023 si è fermata poco sopra il 40% (un vero disastro).
Insomma, la distanza democratica è diventata sempre più ampia e forse per questa ragione cresce la tendenza a rifugiarsi nella dimensione iperlocale, dove le relazioni con gli eletti e gli amministratori sono quasi di vicinato (tranne che nel capoluogo, che piace comunque) e dove la lunga tradizione di buon governo gioca una partita decisiva. E anche scorrendo le priorità e le urgenze, e osservando come queste siano cambiate, si intravede lo spirito del tempo in termini di protezione e sicurezza (in linea con l’idea di rinserramento): a preoccupare sono soprattutto ordine pubblico e sanità. Se la distanza democratica si amplia, crescono le incertezze, alle quali i cittadini, anche inconsciamente, chiedono risposte certe.
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