E così alla fine è bastato un canto, tradizione tra gli Alpini, a suggellare l’amicizia, placare le incomprensioni. Meglio di tante interviste, dichiarazioni, comunicati stampa o post sui social. Ci ha pensato il Gruppo canoro «Come eravamo», bresciano, camuno, a riportare il sereno sulle ultime due giornate di questa Adunata 97 degli Alpini.
«Amici miei, sempre pronti a dar la mano da vicino e da lontano: questi son gli amici miei». Mentre il gruppo canta, la sindaca di Genova Silvia Salis si siede accanto alla fisarmonica, quasi stupita e scandisce il tempo di uno dei brani che non può mai mancare negli incontri delle penne nere.
Gli Alpini e la musica. Abbiamo ancora negli occhi e nelle orecchie il canto degli italiani più alto dell’adunata, sulla Torre Grimaldina di Palazzo Ducale. E poi le fanfare, il repertorio di canti e dei cori. Il rapporto tra le sette note e le penne nere è indissolubile. Così come Genova è legata alla musica d’autore dei monumenti del cantautorato italiano. Umberto Bindi, Fabrizio De André, Bruno Lauzi, Gino Paoli, Luigi Tenco, senza dimenticare le parole dei capolavori di Giorgio Calabrese, i più recenti Olly e Bresch. Per la classica un nome: Niccolò Paganini.
Vuoi non fare un passaggio a Genova in quello stretto caruggio di Via del Campo per un omaggio a Faber. Vuoi non pensare che «il mondo cambierà, non so dirti come e quando…». Perché la musica è linguaggio universale di pace e di unione tra gli uomini oltre ogni divisione.



