CronacaBassa

Morto in moto a soli 19 anni, Bagnolo piange Alessandro Cagioni

Gianantonio Frosio
Fatale l’impatto della sua Kawasaki a Leno, sulla strada che da Porzano porta alla Sp 668: il giovane ha fatto tutto da solo
La moto dopo l'incidente - © www.giornaledibrescia.it
La moto dopo l'incidente - © www.giornaledibrescia.it
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Alessandro Cagioni, il 19enne di Bagnolo che ieri verso le 18 ha perso la vita mentre in moto percorreva la strada bassa che da Porzano porta alla Sp 668, ha fatto tutto da solo: nessun altro veicolo è stato coinvolto. In un battito di ciglia la Kawasaki verde sulla quale viaggiava è uscita di strada e lui è rovinato a terra.

Arrivati in forze con eliambulanza, auto medica e ambulanza, i soccorritori nulla hanno potuto, se non constatare la morte del giovane. Alla Polizia stradale di Brescia il triste rito dei rilievi per stabilire la dinamica dell’incidente. Che, anche se non ci sono testimoni, sembra certa, se non altro perché è difficile ipotizzare altro.

Il luogo

La strada bassa che da Porzano porta alla 668, e da lì a Ghedi, Leno o Manerbio a seconda dell’uscita che si prende alla rotonda, è piccola, stretta e poco frequentata. Utilizzata in alternativa alla Sp7, molto più trafficata quindi pericolosa, è una stradina apparentemente tranquilla.

Intorno alle 18, in sella alla moto Alessandro stava uscendo da Porzano in direzione sud. Nel tratto che arriva al cimitero la provinciale è affiancata da una pista ciclabile. A separare le due corsie un massiccio cordolo in cemento alto una spanna. Duecento metri dopo le ultime case, praticamente all’altezza del depuratore, la strada e la pista ciclabile fanno una leggera curva a sinistra. Ed è proprio lì che tutto si è compiuto.

I soccorsi sul posto - © www.giornaledibrescia.it
I soccorsi sul posto - © www.giornaledibrescia.it

La dinamica

Il motivo non lo sapremo mai: forse una disattenzione o un malore. Forse il sole, che a quell’ora non è più molto luminoso, ma basso all’orizzonte e per questo potrebbe aver accecato il giovane. Quel che è certo è che la sua motocicletta ha impostato male la curva, allargando la traiettoria fino a sbattere contro il cordolo che separa la strada dalla ciclabile.

Nel toccarlo la Kawasaki è volata, e con lei Alessandro: un salto di pochi metri ma violento, sufficiente per togliere la vita al giovane, che deve aver sbattuto la testa sull’asfalto o contro la staccionata che separa la pista ciclabile da un campo coltivato a erba.

L’esito è stato tragico. Chiamati dagli automobilisti transitati di lì a poco, i soccorsi nulla hanno potuto e, uno dopo l’altro, se ne sono andati: prima l’auto medica, poi l’eliambulanza, infine l’ambulanza. Il corpo di Alessandro è rimasto lì, pietosamente coperto, mentre il sole, che prima splendeva alto e forte, si faceva ogni minuto più debole, per poi svanire dietro l’orizzonte. Come i sogni di un giovane che fino a un’ora prima sorrideva alla vita.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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