«AI, blockchain e dati contro i pericoli delle società cartiere»

Nessun settore è al sicuro dalla minaccia delle società cartiere, nemmeno quelli tradizionalmente considerati «più regolati». Ne è convinto Marco Sartori, amministratore della pmi innovativa con sede a Milano e Brescia Kyp srl, società che ha sviluppato una piattaforma digitale in grado di verificare l’affidabilità legale e fiscale di un potenziale partner.
Come spiega quest’ultimo episodio, che ha visto involontaria protagonista anche l’Opera di Santa Maria del Fiore?
Questi schemi, che ripropongo emissioni di fatture false e operazioni inesistenti pensate per scopi illeciti come l’evasione fiscale, il riciclaggio di denaro e la frode, prosperano grazie alla capacità di produrre documentazione formalmente in ordine e di inserirsi in filiere dove i controlli restano spesso episodici o meramente amministrativi, rendendo difficile intercettare comportamenti fraudolenti prima che causino danni significativi.
Come difendersi, o quantomeno identificare, potenziali rischi?
Oggi imprese ed enti hanno a disposizione strumenti di prevenzione e monitoraggio molto più avanzati rispetto al passato: sistemi di analisi basati su intelligenza artificiale, incroci automatizzati di dati pubblici e privati, e tecnologie di tracciabilità come la blockchain permettono di mappare in modo dettagliato la catena di fornitura, rilevare anomalie nei flussi economici e nella struttura societaria, e verificare l’effettiva operatività degli appaltatori e subappaltatori. Questi strumenti consentono non solo di identificare soggetti opachi, ma anche di creare alert tempestivi su possibili rischi, riducendo la probabilità di infiltrazioni fraudolente.

Crede che il tessuto imprenditoriale e istituzionale sia in grado di utilizzare questi strumenti?
Non si tratta di soluzioni futuristiche o teoriche: in diversi settori sono già impiegate con successo per monitorare fornitori, valutare la solidità degli operatori e garantire continuità legale e operativa.
Si tratta anche di una questione di responsabilità.
Certamente e questa responsabilità non si esaurisce nell’affidamento del lavoro: richiede un presidio continuo, capace di verificare chi c’è realmente dietro ogni fornitura e se questo soggetto possieda i requisiti per operare correttamente. Ribadisco, solo però con un approccio strutturato e tecnologicamente supportato è possibile tutelare risorse economiche, reputazione e, in questo caso specifico, anche un patrimonio culturale di valore inestimabile.
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