Aggredita in casa e sequestrata: «Temevo che mi ammazzasse»

«Mi ha ripetuto più volte che mi avrebbe ammazzata se non gli avessi consegnato tutto quello che avevo. E sinceramente ero convinta che lo avrebbe fatto, perché l’ho visto in volto. Mi ha sequestrata in casa mia per 40 minuti, strattonandomi per le braccia, ora ricoperte di lividi, e tenendomi la testa premuta contro il divano fino a non farmi respirare. Ma ho resistito, anche alla vista del taser». Sono le parole di terrore di una donna di 75 anni – residente a Brescia in una grande casa al Carmine – pronunciate a 48 ore dalla tentata rapina che ha vissuto sulla propria pelle domenica in pieno giorno, quando tutta l’attenzione dei cittadini e, in modo particolare delle Forze dell’ordine, era su piazza Loggia per il Giro d’Italia al femminile.
Lei, invece, alle 14.30, di ritorno dalla Feltrinelli, dopo aver acquistato dei libri da leggere in vacanza, si è imbattuta in quello che era convinta fosse un corriere Dhl, ma che si è rivelato presto essere un delinquente.
L’aggressione
L’uomo indossava un giacchetto della società e in mano aveva un pacco. L’abbigliamento usato solitamente dai truffatori per ingannare le ignare vittime, quasi sempre anziani.
«Ovviamente la truffa è una cosa grave, molto seria, ma quello che mi ha fatto è stato completamente diverso: si è avvicinato, mi ha spinto in casa, ha chiuso la porta dietro di sé e mi ha tappato la bocca con le mani per non farmi urlare. E subito la prima minaccia: "Se fai esattamente quello che ti dico, non ti faccio troppo male"». Poi l’incubo durato 40 minuti.
Evidentemente l’uomo, ripreso anche da una telecamera situata fuori dall’abitazione della donna, aveva monitorato i movimenti della sua vittima: sapeva perfettamente che l’avrebbe trovata a casa da sola in quel momento.
La testimonianza
«È stata un’esperienza devastante, ma è giusto raccontarla perché temo che questo rapinatore non abbia finito con me, non penso di essere la sua unica vittima – spiega la donna –. Quello che posso dire è che era un uomo tra i 40 e i 50 anni, italiano, probabilmente bresciano perché non ho notato alcun accento particolare, non molto alto, ma grosso, forte: ha anche sfondato una porta di casa mia a spallate perché mi ero rifiutata di aprirla. Indossava una mascherina, ma in 40 minuti l’ha abbassata sotto il mento più di una volta».
La donna ha dimostrato un coraggio incredibile, come le hanno detto i carabinieri quando sono intervenuti sul posto. Ma lei non usa la parola coraggio, «è meglio parlare di forza della disperazione – continua –. Credo che ognuno di noi quando è terrorizzato reagisca in maniera diversa, io l’ho fatto con grande freddezza. Mi ha trascinato da una parte all’altra della casa e sono quattro piani per 600 metri quadrati, ma non ho mai eseguito i suoi ordini, nonostante le minacce, nonostante le botte e le sue mani su naso e bocca per non farmi urlare. E questo, anche se sembra paradossale, l’ho potuto fare perché ero sola in casa. Se ci fosse stato uno dei miei figli e quell’uomo lo avesse minacciato, non avrei resistito allo stesso modo. Invece, essendo sola continuavo a rispondergli: "Se mi ammazzi chi ti darà quello che stai cercando?"».
Ma la donna ha avuto veramente paura di morire, soprattutto perché «ho capito subito che non era un professionista – conclude, raccontando con estrema lucidità quei momenti concitati –. Per come ha agito, per il fatto che fosse da solo e non avesse complici. Poi, a un certo punto mi ha detto di stare tranquilla 3 minuti. Io l’ho fatto, sono uscita e sono corsa in strada chiudendo la porta di casa, perché se fosse stato ancora dentro lo avrei bloccato. Non avevo nulla, ho cercato aiuto nelle vicinanze, ma poi è arrivata la mia donna di servizio e abbiamo chiamato i carabinieri. Lui se ne era andato».
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