Cronaca

L’addestratrice: «Non si può prescindere dalla socializzazione»

Adele Rotella di «A.R. Kennel» di Ranzanico, nella Bergamasca, da 13 anni alleva e addestra alcune delle razze ritenute più pericolose
Adele Rotella nel suo allevamento a Ranzanico © www.giornaledibrescia.it
Adele Rotella nel suo allevamento a Ranzanico © www.giornaledibrescia.it
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In Inghilterra e Galles dal 2023 hanno vietato l’allevamento e la vendita di american bully Xl, incrocio tra amstaff e pitbull, che nel Regno Unito era già bandito dal ’97. Altri Paesi europei hanno regole più stringenti, mentre a oggi in Italia non esistono razze «bandite» in base alla presunta pericolosità. Dopo l’ultimo tragico episodio, si è tornati a parlare della necessità di un patentino per alcune razze, tra cui pitbull, amstaff, rottweiler e alano. Ad esempio in Commissione sanità di Regione Lombardia è ferma una proposta di legge, a firma del leghista Roberto Anelli, che prevede non solo l’obbligo di un patentino, ma anche di un’assicurazione.

In Italia l’ordinanza del 23 marzo del 2009 vieta, tra le altre cose, l’addestramento di cani che ne esalti l’aggressività, qualsiasi operazione di selezione o di incrocio di cani con lo scopo di svilupparne l’aggressività e la somministrazione di doping. Spesso a finire al centro delle polemiche, infatti, sono proprio gli allevatori, nella maggior parte dei casi ingiustamente. Perché ci sono allevatori, come Adele Rotella di «A.R. Kennel» di Ranzanico (Bg), che da 13 anni alleva e addestra con amore e competenza proprio alcune delle razze ritenute più pericolose american staffordshire terrier (amstaff), pitbull e american bully.

Rotella, lei cosa pensa sul fatto di vietare l’allevamento e la vendita di Pitbull?

Sono assolutamente contraria a questo tipo di proposta. Una cosa diversa, invece, è l’introduzione di un patentino.

È favorevole all’introduzione di un patentino per le razze più pericolose?

Sono favorevole al patentino per tutti i cani, perché credo che, a prescindere dalla razza, sia fondamentale un percorso di addestramento.

Dunque, secondo lei dietro a questi drammatici episodi, come quello della bambina di 9 mesi uccisa in casa, ci sono animali non addestrati correttamente?

Sicuramente sì. Manca la socializzazione, che è imprescindibile. Il cane, in generale, se ben addestrato, vive in mezzo alle persone senza problemi. Ribadisco che per fare questo bisogna affidarsi agli allevatori, che selezionano la coppia da far riprodurre. Io nei miei allevamenti posso risalire facilmente all’albero genealogico dei cuccioli che vendo. Gli allevatori poi prestano assistenza alle famiglie: io invito le persone interessate all’acquisto di un cane a casa mia e l’interazione è importante. Mi è capitato di non vendere un cucciolo perché non ritenevo adeguate quelle famiglie.

Che tipo di persone sono i suoi clienti?

Giovani coppie, ma anche famiglie con bambini piccoli e posso affermare che non è mai successo nulla. Anche io ho due figlie e sono cresciute senza problemi con i miei cani.

Ma la maggior parte di queste aggressioni vede coinvolti proprio i pitbull.

Certo, è una razza geneticamente aggressiva, ma verso gli altri cani e non verso le persone. Bisognerebbe conoscere il passato di questi animali che hanno aggredito adulti e bambini: cosa hanno subito, come sono stati addestrati.

Oltre all’addestramento base ne esiste anche uno specifico per la difesa, potrebbe essere pericoloso?

Il pitbull come l’amstaff è un cane da difesa, non da guardia come pastore tedesco, rottweiler e dobermann. Ma è chiaro che questo tipo di addestramento deve essere svolto da personale altamente qualificato, che insegna a intervenire soltanto in determinate occasioni e non attaccare in maniera indiscriminata.

Ma in generale, al di là di questo tipo di formazione, è fondamentale rivolgersi a un bravo addestratore e poi la convivenza è garantita. Questo a prescindere se si tratti di un pitbull o di un’altra razza.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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