Aveva accusato gli agenti della Polizia locale di averlo picchiato. Ma le indagini dei Carabinieri, che hanno raccolto le testimonianze di chi era presente ai fatti e i video delle telecamere, hanno ricostruito una vicenda opposta e dopo l’archiviazione per gli operatori di polizia accusati, ieri si è arrivati alla condanna per l’uomo che li accusava sapendoli innocenti: due anni per la calunnia e un altro per resistenza e lesioni.
Tutto è accaduto nel 2025 in un bar di Rodengo Saiano dove una pattuglia della Polizia locale, formata da un agente e un ufficiale, stava effettuando un controllo. All’interno del locale era presente un 43enne della zona, ubriaco, che poco prima aveva discusso con alcuni camionisti di passaggio.
Come ha raccontato lo stesso barista, alla vista degli agenti ha prima iniziato a deriderli, poi a minacciarli e infine, quando questi gli hanno chiesto i documenti per identificarlo, gli ha sputato addosso e poi ha dato un calcio ad uno di loro, tanto forte da perdere una scarpa.
Il fermo
Gli agenti lo hanno bloccato e trasferito in Comando dove si è calmato ed è stato rilasciato. Pochi minuti dopo essere uscito dalla struttura però l’uomo ha chiamato il 112 e chiesto l’intervento dei Carabinieri riferendo di essere stato malmenato dagli agenti. Quella stessa sera il 43enne ha raccontato la sua versione dei fatti ai carabinieri e la mattina successiva prima si è fatto refertare in ospedale e poi si è presentato in caserma per formalizzare la denuncia.
I carabinieri di Gussago, con il coordinamento della Procura della Repubblica, hanno dunque raccolto tutto il materiale e si sono resi conto che gli elementi emersi contraddicevano la versione fornita dal 43enne.
Lo scorso dicembre la posizione dei due operatori di polizia, assistiti dall’avvocato Luca Crotti, è stata archiviata con rinvio degli atti alla Procura per l’ipotesi di calunnia e resistenza. Ieri mattina il Gup Stefano Franchioni ha emesso la sentenza: tre anni per il 43enne.




