«A scuola con la divisa»: la proposta del consigliere Mehmood

Deve ancora valutare la via amministrativa con la quale presentare la proposta: interrogazione, ordine del giorno, mozione o un confronto in Commissione. Ma dell’idea è convinto: nelle scuole servirebbe introdurre un vestiario comune, simbolo di «un percorso verso una società più giusta».
La voce è quella del capogruppo della lista Brescia Capitale, Arshad Mehmood, che spiega: «Non si tratta solo di una soluzione pratica per affrontare le difficoltà economiche. Le famiglie stanno già affrontando grandi difficoltà economiche, facendo enormi sacrifici per garantire ai propri figli una vita dignitosa e per evitare che si sentano “meno” rispetto agli altri. A questo si aggiunge il peso del confronto materiale tra i bambini, dove le differenze economiche diventano visibili attraverso ciò che indossano. Intervenire su questi aspetti non solo allevierebbe il peso economico sulle famiglie, ma offrirebbe anche un modello di uguaglianza che va oltre il semplice aspetto esteriore».

Il consigliere di maggioranza, attraverso una nota, specifica: «Come politici e responsabili del futuro delle nuove generazioni, abbiamo la responsabilità di prendere decisioni coraggiose e mirate, che non solo affrontino le difficoltà economiche, ma che preparino i nostri figli a vivere in una società più equa e inclusiva. Il vestiario comune nelle scuole rappresenta uno di quei passi concreti che possiamo e dobbiamo fare subito, senza esitazione. Spesso, il confronto tra i bambini avviene sul vestiario, dagli zaini alle scarpe, creando non solo disagio tra i ragazzi, ma anche pressioni sui genitori, che cercano di fare tutto il possibile per non far sentire i propri figli esclusi o “diversi”. Non si tratta solo di uniformare l’abbigliamento, ma di promuovere un cambiamento culturale che influenzerà il modo in cui i nostri figli vedranno il mondo. Se crescono senza il peso del confronto economico, sviluppano un senso di uguaglianza e rispetto che li accompagnerà per tutta la vita. Questo tipo di integrazione va oltre l’aspetto esteriore.
È un cambiamento che tocca il dna sociale della nostra società, plasmando una generazione che crescerà non con il confronto sulle differenze materiali, ma con una mentalità orientata alla cooperazione e al rispetto reciproco. Se vogliamo davvero una società più giusta e coesa, dobbiamo iniziare da qui, da questi piccoli gesti che formano la base di una comunità più solida e inclusiva». Mehmood lo ribadisce: «Non si tratta solo di ridurre le difficoltà economiche delle famiglie, ma di creare un ambiente in cui tutti i bambini, indipendentemente dal contesto familiare, si sentano uguali e rispettati. Questo è il vero investimento».
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