28 anni senza Lady D, icona immortale diventata mito

Resiste al tempo nel Regno Unito e nel mondo l’icona della principessa Diana, di cui oggi ricorrono i 28 anni dalla tragica morte avvenuta nell’incidente automobilistico al tunnel dell’Alma di Parigi il 31 agosto 1997. A simboleggiare la capacità di suscitare ancora emozioni fra il pubblico, seppure sfumate inevitabilmente sull’orizzonte della memoria collettiva, l’apertura in anticipo nei giorni scorsi di una «time capsule» con alcuni oggetti che nel 1991 Lady D insieme a due bambini aveva scelto in modo da consegnarli alla storia. Fra questi una foto della principessa sorridente, una copia del Times di allora, quando finiva la Guerra Fredda con la dissoluzione dell’Unione Sovietica, e ancora un passaporto per viaggiare senza più cortina di ferro e blocchi contrapposti.
Ha fatto il giro del mondo la notizia di quella scatola che doveva restare sepolta «per centinaia di anni» fra le fondamenta del Great Ormond Street Hospital di Londra, centro pediatrico di cui Diana era madrina fra le sue tante attività di volontariato, ma che invece è tornata alla luce a distanza di soli 35 anni per via di nuovi lavori.
La nostalgia
Segno di una nostalgia per la principessa e per il periodo da lei rappresentato: gli anni Novanta carichi di spensieratezza e speranza per la Gran Bretagna allora «cool» e il resto del globo. Ancor di più rispetto al tempo presente, coi timori generati da conflitti e tragedie umanitarie, risalta quanto fatto da Diana Spencer, figlia dell’alta aristocrazia inglese capace di suggerire sentimenti istintivi di empatia a vasti strati popolari con i suoi gesti e le sue fragilità, di impegnarsi in campagne come quella contro le mine, o a sostegno della Croce rossa, e farsi ritrarre mentre abbraccia i malati d’Aids. Nel ricordo pubblico oltre alla «principessa del popolo» resta l’immagine glamour da giovane donna privilegiata unita al rifiuto di convenzioni e ipocrisie, e quell’esistenza conclusasi a 36 anni al culmine di una tragica fuga dai paparazzi assieme a Dodi al-Fayed, sua ultima, scandalosa fiamma, dopo che Lady D era stata in vita segno di contraddizione quasi letale per la monarchia britannica.
Un passato conflittuale di cui però non si sentono più gli strascichi: la riprova è il documentario dal titolo «The day Diana died» di Channel 5 in cui vengono cercate similitudini tra la grande partecipazione emotiva della gente per la morte della principessa e per quella, avvenuta l’8 settembre del 2022, della regina Elisabetta.

Il ricordo di Diana non permette comunque una riunione tra i suoi due figli, William e Harry. Restano fra loro i dissidi e i rancori incrociati dopo il traumatico strappo del duca di Sussex con la famiglia reale nel 2020 e il successivo trasferimento negli Usa, dove il principe vive con la moglie Meghan e i figli. Mentre si parla sui tabloid di una riconciliazione sempre più vicina, ma fra Harry e il padre, re Carlo, che potrebbe arrivare fra poco più di una settimana. Il principe ribelle sarà infatti l’8 settembre a Londra per partecipare a un evento di beneficenza.
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